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Storia nera di un naso rosso di Alessandro Morbidelli

Storia nera di un naso rosso

Alessandro Morbidelli
“Tutti i personaggi di questo romanzo sono in fuga da qualcosa o da se stessi. Alcuni di loro approdano, poi, da qualche parte, ma tutti sono travolti da quella giostra impazzita che è la vita”.
Angelo è un medico, ma è anche Willy il clown, per i bambini ricoverati nel suo reparto. E come tutti i clown si nasconde dietro a una maschera. Chi sia in realtà lo raccontano quattro donne che, per motivi diversi, hanno a che fare con lui: vittime e carnefici, personaggi inconsapevoli di uno spettacolo crudele, in bilico tra il bene e il male. Al centro della storia, la morte di un bambino, prima tessera di un fatale effetto domino. Sullo sfondo Milano e la sua periferia, dinamica e colorata l’una, dimessa, ma forse più vera, l’altra.

Introduzione

Il bianco è il colore della purezza, della gioia ma anche del più triste degli anonimati, per questo si tenta di dare un tocco di colore alle pareti per trasformare un non luogo nel nostro piccolo angolo di paradiso. Una tonalità diversa di colore vuol dire presenza, passaggio o più semplicemente vita. Lasciamo libera la nostra creatività affinchè ci possa regalare l’illusione di un sogno. C’è un luogo però, dove il bianco incombe, regna incontrastato e allarga la sua egemonia come il più perfido dei conquistatori azzerando altresì ogni confine. Quel luogo si chiama ospedale e tutti almeno una volta nella vita entriamo in contatto con lui. Il bianco lì cambia significato o forse toglie ogni maschera e si mostra nella sua vera essenza: quella della sospensione. Non ci sono colore, carta da parati o tende che possano eliminare quella sensazione di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato. Non c’è cosa più inesatta di questa, con queste parole non si vuole dire che l’entrata in ospedale è una benedizione ma giunge spesso nei momenti più frenetici della nostra esistenza, costringendoci a fermarci. Fermarsi è sempre sinonimo di salvezza perchè permette il cambiamento che si attua anche attraversa la diminuzione del nostro egoismo, quando erroneamente pensiamo che il dolore più grande abbia bussato alla nostra porta. Ogni parola è superflua perchè si entra in contatto con il dolore degli altri, si diventa empatici imparando che se il dolore si divide con qualcuno allora diventa più sopportabile. Storie apparentemente diverse, mondi inconciliabili che visti da fuori non ha possibilità di comunicare ma il canale della sofferenza entra indisturbato e modifica il nostro essere ed ecco che inaspettatamente avviene la magia. Il linguaggio verbale è usato da tutti ed è sinonimo di normalità ma in luoghi come questo non c’è bisogno di parole è il linguaggio non verbale che vince su tutto. Abbracci, carezze lacrime e sorrisi sono un canale comunicativo che dovremmo imparare a usare più spesso, perchè ci sentiremmo più umani. Prima di usarlo tuttavia bisognerebbe riabituare il genere umano all’ascolto. Non lo facciamo mai nè con gli altri nè con noi stessi siamo tutti il Bianconiglio di Alice perennemente in ritardo su tutto ma non ci accorgiamo che questa frenesia calpesta ciò che abbiamo intorno e rende sempre più arido il nostro cuore. Rimandiamo tutto a domani o un tempo indefinito, non sentiamo quella persona perchè c’è tempo, diciamo a noi stessi per sentirci meno in colpa. Il tempo tuttavia è una bestia strana che non possiamo controllare, altera la nostra memoria e soprattutto corre veloce, talmente veloce che le persone che correvano con noi, che percorrevano il nostro stesso tragitto sono rimaste indietro perse nei neri meandri di un indefinibile orizzonte. Le parole muoiono in gola, il senso di colpa logora e l’impotenza ci rendono più fragili. Ci sembra impossibile vivere pensiamo che non sia più una vita ma semplicemente una sopravvivenza . Ė insopportabile e brutto da dire ma inevitabilmente è così l’essere umano si abitua anche alla morte, perchè la vera prova per chi resta non è superare la morte bensì la mancanza. Non sono per niente sinonimi, la morte è un concetto pubblico, la mancanza invece è qualcosa di privato che logora l’anima svilendo la quotidianità. Quelle azioni, quei gesti non avranno più lo stesso significato. Ne senti il respiro, la presenza, i passi, l’odore, gli abbracci, ci si attacca a ogni minimo dettaglio quell’affinchè tutto non sia stato vano. Non si vuole mettere un punto soltanto un punto e virgola per rendere la pausa più breve assaporando lentamente i battiti del cuore in attesa della notte. Quando si entra in contatto con la morte, esce il peggio degli esseri umani, criticano attaccano, denigrano sentendosi privilegiati per non essere stati intaccati oppure dimenticando come si è stati quando si è vissuto qualcosa del genere. La persona in lutto va allontanata perchè ha bisogno del suo tempo per riprendersi, una diretta consegna verso la solitudine. Non c’è nessuno che non merita di essere pianto, si rispetta il dolore riempiendolo d’amore e di sorrisi. Come fare tutto questo negli ospedali? Il regno del trapasso dove solo alcuni tornano alla vita, altri si fermano totalmente perchè il destino è ingiustamente scritto. Ci sono casi, dove nemmeno il personale medico può fare nulla, lasciano nell’armadietto i super poteri e si mostrano per ciò che realmente sono: esseri umani Per lenire le sofferenze e portare sia un pò di pseudo normalità sia coraggio per affrontare meglio la fine c’è il progetto di clown in corsia conosciuto come clownterapia. Non ci sono luoghi che possono uccidere un sorriso. La clownterapia è spesso associata all’importante contributo di Hunter Adams meglio conosciuto come Patch Adams e al grande successo del film sul clown dottore che è stato impersonato dall’indimenticabile Robbie Williams. L’attenzione mediatica ha fatto conoscere le sue teorie ma Patch Adams non è il vero fondatore della clownterapia. L’origine della clownterapia va attribuita, infatti, a Michael Cristensen. L’uomo nato da una famiglia povera aveva una madre alcolizzata e lui in preda alla disperazione stava per essere travolto dallo stesso turbine ma il fratello e un corso di teatro gli salvarono la vita. Decise di diventare clown professionista ma la svolta umana e professionale avvenne quando quel fratello si ammalò gravemente e lui non solo lo assistette fino alla fine ma alleviò le sue sofferenze con i giochi e i trucchi che conosceva. Nel 1986 Cristensen fondò The Clown Care Unit la prima unità speciale di clown dottori. Lo scopo della sua vita era portare felicità nella sofferenza- Nacque così la clownterapia. Questo sembra il modo migliore per presentare Storia nera di un naso rosso di Alessandro Morbidelli un romanzo dove tutti i personaggi sono in sospensione nella giostra della vita, unisce due elementi che sono ben caratterizzati in letteratura il naso per esempio da Pirandello e Gogol e il clown da Bohl e King. L’autore dimostra di sapersi perfettamente destreggiare tra risate amare e toni cupi che rendono alcune esistenze prive di un vero riscatto, come in una notte senza stelle.

Aneddoti personali

Non ho delle vere esperienze di clownterapia da raccontarvi ma uno spaccato di vita ve lo voglio donare lo stesso. Avevo undici anni e mi trovavo in ospedale a Messina per l’ennesimo intervento. Qualche giorno dopo conobbi Rocco, avrà avuto circa ottant’anni, era di Gela e mi aveva colpito perchè rideva solo con gli occhi, aveva una vitalità fuori dal comune e un animo buono, abbiamo stretto una bella amicizia. Quando passeggiavamo per il reparto, cercavamo di portare un sorriso agli altri ricoverati, inventavamo giochi di memoria, raccontavamo storie e ascoltavamo le loro. Quando uscimmo dall’ospedale, mi ricordo che Rocco mi regalò una foto bellissima che ritraeva un campo di papaveri rossi. Se guardo quella foto mi sembra di sentire non solo il profumo di una’amicizia rara ma anche la gioia di essere stato utile e aver portato un pò di felicità a chi ne aveva bisogno. Per quanto riguarda la lettura del libro ringrazio pubblicamente i miei amici Marco, Paola e Alessandro che per primi mi hanno caldamente consigliato la lettura di questo libro. Ringrazio anche l’autore che mi ha donato la sua amicizia. In conclusione v’invito a leggere la recensione e spero che vi piaccia.

Recensione

In un mondo senza tempo un naso spiattellato sull’asfalto diventa specchio dell’infelicità umana che fatica ad accettare le debolezze e le differenze che diventano un marchio indelebile incancellabile tanto da creare un mondo parallelo. Questo naso metaforicamente non ci accompagna tra le strade della fredda Russia bensì nella grigia Milano che però s’imbatte in esistenze più grigie della sua nebbia. Esistenze spente che sembrano tanti piccoli automi, ricchi di pura carnalità ma effimeri delle emozioni pure perche faticano a riconoscerle oppure hanno paura di viverle. Il protagonista è Angelo Cantiani un importante oncologo conosciuto in ospedale anche come Willy Pancione uno dei membri del Trio Sgranocchio, lui Silvia e Pamela cercano di portare felicità nel loro reparto. Per Angelo questo è un ruolo tra il confine della missione e della perdizione. Angelo è un moderno Vitangelo Moscarda, da un naso parte la perdita delle sue certezze. Chi è veramente Angelo Cantiani? Un clown dottore o un assassino professionista? Nei sei capitoli del romanzo quest’ uomo ci viene raccontato prima da lui stesso e poi dalle persone che più lo hanno amato e odiato . Un’identità da ricostruire, un giudizio sospeso, ai lettori l’ardua sentenza. In questo romanzo ancor più di altri è difficile giudicare pienamente mettere un punto decisivo perchè tutti possono raccontare la loro verità esse sono molteplici, frammenti di specchi apparentemente infrangibili. Angelo diventa una sorta di Dio in terra muta le esistenze con quel ghigno che fa ridere e spaventare allo stesso tempo . Ė eticamente inconcepibile, però nei suoi gesti in qualche modo c’è un briciolo di salvezza rarefatta ma pur sempre salvezza. Un noir atipico lacerante che si mostra nella sua forma soltanto quando Diego il giovane bullo del quartiere si toglie la vita misteriosamente. Diego, Silvia, Anita, Serena, Oriana, Alessandra e Remo, nomi distinti apparentemente inconciliabili che hanno un solo punto in comune. Tutti hanno un solo punto in comune, hanno incontrato Angelo. C’è chi è in lotta con se stessa per l’accettazione della sua omosessualità, chi cerca di lenire le ferite per la perdita del figlio e cerca di ricominciare, chi non vuole più soccombere e frustrarsi prendendo finalmente in mano la propria esistenza. Angelo Cantiani riesce a far emergere le loro insicurezze e fragilità, li spinge a cambiare e li salva in una visione traslata della morte e della salvezza. Uccidere per salvare questo è il dilemma di Angelo un’anima persa che cerca di spingere alla salvezza e alla rinascita chi gli sta accanto. Non tutti ce la fanno, molti non hanno il riscatto sperato ma quello immaginato e scritto fin da subito dal loro destino e così ride Angelo dall’alto della sua costruita onnipotenza perchè come sostenuto da Patch Adams ” Se ti occupi di combattere la malattia perdi sempre perchè prima o poi tutti moriamo se invece ti occupi della persona vinci sempre perchè tutti possono aprirsi alla vita “.

Conclusioni

Consiglio questo libro a chi vuole dedicarsi un noir psicologico tra le pieghe della perdizione e della rinascita .

Recensione di Francesco De Filippi

Pubblicato da Francesco De Filippi

Mi chiamo Francesco De Filippi un giovane siciliano da poco dottore in Filologia moderna e italianistica . Il settore umanistico non è una passione ma il motore della mia esistenza . Il teatro e i libri mi hanno salvato la vita dalle difficoltà e credetemi sono state tante . Aspirante scrittore con la voglia di insegnare sperando di trasmettere tutto l'amore che ho per i libri . Le persone e gli amori vanno i libri restano , sono i nostri compagni più fedeli , non ci tradiranno mai e soprattutto ci permettono di sognare. Dobbiamo difendere i libri perchè nessuno può uccidere i nostri sogni . Accetto di far parte di questo blog perchè fin dalla prima volta mi sono sentito subito in famiglia . Mi sembra il posto giusto dove essere me stesso perchè posso condividere letture . Sapere che le persone acquistano i libri che consiglio mi rende felice , per questo non vedo l'ora di iniziare quest' avventura!! Un caro saluto Francesco.

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