Crea sito

LA VERITA’… CHE COSA STRANA!

La verità...che cosa strana
La verità grafica di Lara michelotti

Il tema predominante del mio secondo romanzo è la verità, da cui il titolo “Le ombre delle verità svelate”, in cui ho voluto rimarcare quanto sia importante per ognuno conoscere la reale natura delle cose e di noi stessi. Tuttavia non basta un romanzo, non basta uno scrittore, né un filosofo, perchè, prima di tutto esiste la verità interiore, quella più intima che gli antichi cinesi hanno denominato “Zhong Fu”, ossia ciò che incarna l’anelito a raggiungere una conoscenza e fiducia in se stessi. Un atto di verità, insomma, che consista nel guardarci dentro, senza cercare compulsivamente all’esterno le cause del proprio comportamento, di ciò che di buono o spiacevole ci stia succedendo.
Quindi, per meglio comprendere che cosa sia il senso più possibile esatto del concetto di verità, è necessario partire dal nostro “io”, analizzando il percorso di crescita intellettiva dell’individuo, partendo dalla sua nascita.
Infatti, il processo della crescita non è soltanto riferito al nostro corpo fisico, che parte dal progressivo affinamento e potenziamento della sua struttura, perché la componente intellettiva-psicologica-mentale a sua volta segue un cammino, che porterà l’individuo alla consapevolezza di sé e di ciò che lo circonda.
Qui ci viene d’aiuto lo studio della psicologia infantile, al punto in cui nel bambino si innescano processi mentali che lo inducono alla ricerca della consapevolezza.
Nell’infanzia, l’individuo non è ancora “influenzato” dai messaggi che provengono dal mondo esterno, limitandosi a registrare e ripetere ciò che percepisce senza compierne una selezione, perché in lui non è ancora sopraggiunta la consapevolezza.
Pertanto, il bambino esternerà ciò che percepisce in modo autentico, perché in lui non è ancora insita quella “paura di dire” dovuta alla sua incapacità di valutare i significati dei messaggi che gli pervengono.
In questo momento della crescita, la natura delle cose sono ripetute dal bambino così come lui le percepisce, in quanto è ancora minima la capacità di ragionamento su di esse.
Sarà nell’età puberale che nell’individuo inizierà la ricerca della consapevolezza di sé e di ciò che lo circonda, con l’apporto determinante dell’educazione, che ricordo significa “trarre fuori, promuovere con l’insegnamento e con l’esempio lo sviluppo delle facoltà intellettuali, estetiche, e delle qualità morali di una persona”. In questa nuova fase, nell’individuo matura il senso critico, la ricerca di se stesso e quel bisogno di comprendere la realtà che lo circonda, senza limitarsi a osservarla.
Con la definitiva maturazione, l’individuo sarà quindi portato a una continua ricerca della reale natura di se stesso e delle cose, una continua ricerca della verità, quindi.
La ricerca della verità è una costante nella nostra vita, ci accompagna in ogni nostro istante, un bisogno trasversale che coinvolge l’intera piramide dei bisogni di Maslow.
Sin dalla notte dei tempi, l’uomo si è sempre interrogato per capire il mondo che lo circonda e se stesso. E il contributo più importante in questo senso lo diedero i filosofi dell’antica Grecia, che a partire da Socrate, volevano far comprendere quanto fosse deleteria per l’uomo la “menzogna”, quando fosse importante essere consapevoli del significato di “vero” e “falso”, quanto influisse sull’uomo la mendace rappresentazione della realtà e di se stesso.
Iniziamo da “chi siamo”. Una volta raggiunta la piena ragione, l’individuo, come disse Nietzsche, può indossare più maschere per apparire al mondo nel modo che più gli conviene e ritiene giusto: per compiacere agli altri, per mostrare la sua superiorità, per occultare la sua debolezza, per non essere giudicato, per esempio. Quindi difficilmente esprime la verità di se stesso, perché preferisce un’immagine che gli consenta di relazionarsi agli altri nel modo preferito, con l’intento di evitare il giudizio altrui per timore di esso, per paura dell’esclusione dal contesto sociale oppure per imporsi sugli altri. E ciò influisce sull’idea che gli altri si fanno di lui, instaurandosi così la ricerca della conoscenza reciproca. Tuttavia, sulla base dell’inevitabile giudizio degli altri, del quale l’individuo ha sempre comunque timore, egli è portato a interrogarsi ricercando la verità su se stesso, cercando quell’autostima, magari perduta, componente essenziale del nostro essere. Per questo noi spesso indossiamo una maschera, ma talvolta, quella maschera, non è quella giusta. L’ideale sarebbe non coprire il nostro volto, provando ad essere noi stessi mettendoci a nudo, per ciò che siamo e non per cosa vogliamo sembrare, senza aver timore del giudizio altrui, accettando il nostro essere così com’è, cercando di essere consapevoli che anche glii altri possono indossare maschere; per questo è difficile conoscere a fondo le persone e in noi alberga sempre la diffidenza, perché la sincerità non è di questo mondo, un mondo di sincerità è pura utopia.
Sul “cosa è” il discorso è paritetico e se qualora avessimo raggiunto il difficile obiettivo di mostrarci agli altri così come siamo, cioè senza maschera, dovremmo fare i conti sulla realtà delle cose del mondo, immergendoci negli infiniti meandri dei fatti umani, perché, come dicevo prima, è più facile essere attorniati dalla menzogna e dal falso, piuttosto che dalla verità.
La verità è il pane dei filosofi, i quali si sono sempre interrogati sul perché la natura delle cose debba essere falsamente rappresentata. La letteratura in questo senso è infinita, perché tutti i filosofi: Socrate, Platone, Aristotele, Plotino, Cartesio e altri grandi Greci e poi Schopenhauer, Kant, Nietzsche, S. Agostino, Croce, solo per citarne alcuni, hanno affrontato il tema della verità, questo dimostra quanto sia importante e fondamentale.
Ma è una ricerca che coinvolge tutti, perchè tutti, senza eccezioni, ci imbattiamo in questo dilemma.
Qui è fondamentale capire il concetto di “enigma”. Per i filosofi greci, l’enigma è ciò che copre la realtà di un determinato fatto, la cui chiave la troviamo nel logos. Il logos è la chiave per scoprire la reale natura di un fatto. In termini più semplici, noi quel logos lo chiamiamo “prova”, ossia quel dato che conduce alla realtà del fatto ignoto coperto dall’enigma.
Quindi, la nostra ricerca è volta essenzialmente a ottenere quella “chiave”, che ci permetta si risolvere l’enigma per scoprire la verità.
Questo processo lo facciamo inconsapevolmente ogni qual volta ci troviamo di fronte a un determinato fatto derivato dall’azione della volontà altrui. Anche qui possiamo parlare di maschera, perchè l’enigma è una maschera. Tutto è, ma non è come sembra, difficilmente la rappresentazione di un fatto corrisponde al vero.
Tuttavia ci sono delle eccezioni. Può essere che un fatto sia rappresentato nella sua verità, ma noi non lo accettiamo oppure accettiamo la menzogna perché crediamo, nonostante le prove, il logos, che sia verità. Qui entrano in gioco le dinamiche del nostro pensiero, plasmato dalla nostra mentalità, influenzata dalla nostra cultura, dalla nostra educazione, dal contesto sociale-ambientale: il discorso diventa prettamente psicologico, ogni individuo pensa a suo modo e il suo pensiero può essere manipolato se egli non ha una capacità d’analisi tale da fargli nascere il ragionevole dubbio.
Insomma, il discorso è complesso, non bastano queste poche righe.
A fattor comune, perciò, la mia idea è sforzarsi sempre nel trovare la verità o perlomeno essere consapevoli di aver provato in tutti i modi per scoprirla qualora ciò si riveli impossibile; non accettare la menzogna quando vogliamo che sia verità, ma ci sono prove che la confutano; accettare la verità quanto questa sia inconfutabile.
Lo stesso vale per la verità su noi stessi, cerchiamo di essere ciò che siamo senza aver timore delle conseguenze, perché la nostra trasparenza premierà sempre, anche quanto pensiamo che non sia così.

Giovanni Margarone

Pubblicato da Giovanni Margarone

Sono Giovanni Margarone, sono nato nel 1965 e scrivo narrativa. I miei romanzi rientrano maggiormente in quelli di formazione, per via dell’evoluzione che fanno compiere (innanzitutto interiore e non solo) ai protagonisti (dall’infanzia all’età adulta, risalendo sovente alle origini, scavando nella storia del personaggio). Forte è la componente introspettiva e psicologica, per cui il personaggio resta sempre e comunque l’elemento centrale delle narrazioni, che potrebbero essere quindi ambientate in qualunque luogo. Sono un autore che vuole scrivere per gli altri, perché diversamente la mia sarebbe un’attività monca, fine a se stessa. Interpreto la scrittura come il mezzo più efficace per trasmettere sentimenti, emozioni e per indurre alla meditazione. Questa interpretazione trascendentale della scrittura mi è assai cara, perché ritengo che la spiritualità faccia parte di noi stessi e che lo spirito vada nutrito. Ho finora scritto e pubblicato quattro romanzi: “Note fragili” (2018, seconda edizione), “Le ombre delle verità svelate (2018, seconda edizione), “E ascoltai solo me stesso” (2019, seconda edizione) e “Quella notte senza luna” (2018). Inoltre, nel 2019 un mio racconto “Il segreto del casone” è stato inserito nell’antologia “Friulani per sempre” – con postfazione di Bruno Pizzul - edito da “Edizioni della sera”. Nel novembre 2019 sono stato insignito di una “Benemerenza” dal Comune di San Giovanni al Natisone (UD) (dove risiedo) per meriti letterari. Sono membro della Commissione Cultura del Comune di San Giovanni al Natisone (UD). I miei romanzi hanno ricevuto numerosi premi letterari. Il mio sito ufficiale è https://margaronegiovanni.com/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.