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La donna dei sigari di Alessandro Testa – Blog tour -Il contesto storico.

Benvenuti alla seconda tappa del Blog Tour ” La donna dei Sigari” di Alessandro Testa. La nostra tappa parlerà del contesto storico , un libro perfetto per celebrare la Settimana della memoria. Come sempre grazie a thriller storici e dintorni.

LA DONNA DEI SIGARI
di Alessandro Testa
edizioni Il Vento Antico
13,60€ – 590 pagine

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Il libro : Giugno 1940. L’esercito tedesco marcia su Parigi, Mussolini schiera le forze italiane sulle Alpi e attacca a sua volta la Francia, nel Mediterraneo si combatte, come nei cieli della Cirenaica. Immaginate di vedere tutto questo dall’alto, una panoramica d’insieme sull’Europa e sul mondo intero. Poi, le luci si concentrano su tre punti diversi della terra, a inquadrare tre uomini, giovani in un’epoca in cui la giovinezza equivale a una condanna. A Roccaspina, un piccolo paese dell’Italia centrale, vive Ardito, detto Tuccio, comanda la tenenza locale dei Carabinieri e vive una storia d’amore segreta con la figlia del podestà. A Greifswald, nella Germania nord orientale, incontriamo Harald, tenente della polizia locale, in lotta con l’ex migliore amico per una ragazza. Vincent invece è a New Haven, sulla costa est degli Stati Uniti: da poco orfano, innamorato della nipote di un boss mafioso, non ha ancora trovato un equilibrio. La guerra stravolge le loro vite e per vie diverse il destino li condurrà a incontrarsi proprio a Roccaspina. Harald e Vincent su fronti diversi e Ardito su un fronte che cambia, dove chi era amico da un giorno all’altro diventa nemico. In un intreccio emozionante tra vicende storiche e personali, l’autore ci regala un romanzo epico, popolato da uomini e donne che lottano per sopravvivere e per conservare i propri sogni e la propria umanità.Una storia perfetta per i fans di Ken Follett e Nelson DeMille

Quante volte abbiamo sentito, letto, studiato e parlato di guerra? La definizione la inquadra come la “Lotta armata fra Stati o coalizioni per la risoluzione di una controversia internazionale più o meno direttamente motivata da veri o presunti (ma in ogni caso parziali) conflitti di interessi ideologici ed economici, non ammessa dalla coscienza giuridica moderna.”
Nello specifico, nel suo trattato sulla guerra, Karl von Clausewitz scriveva che “La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi. La guerra non è dunque, solamente un atto politico, un seguito del procedimento politico, una sua continuazione con altri mezzi.”

È il 10 giugno 1940. Dal balcone di Palazzo Venezia a Roma, alle ore 18, Benito Mussolini annuncia l’entrata in guerra dell’Italia al fianco della Germania, contro Francia e Gran Bretagna. Il discorso viene amplificato sapientemente dagli apparecchi della Radio Marelli nelle principali città italiane: Genova, Torino, Milano, Venezia, Trieste, Bologna, Forlì, Bari, Firenze, Napoli.

“Combattenti di terra, di mare e dell’aria! Camicie nere della rivoluzione e delle legioni! Uomini e donne d’Italia, dell’Impero e del regno d’Albania! Ascoltate! Un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria. L’ora delle decisioni irrevocabili. La dichiarazione di guerra è già stata consegnata agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia. Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell’Occidente che, in ogni tempo, hanno ostacolato la marcia, e spesso insidiato l’esistenza medesima, del popolo italiano. Alcuni lustri della storia più recente si possono riassumere in queste frasi: promesse, minacce, ricatti e, alla fine, quale coronamento dell’edificio, l’ignobile assedio societario di cinquantadue stati. La nostra coscienza è assolutamente tranquilla. Con voi il mondo intero è testimone che l’Italia del Littorio ha fatto quanto era umanamente possibile per evitare la tormenta che sconvolge l’Europa; ma tutto fu vano. (…) questa lotta gigantesca non è che una fase dello sviluppo logico della nostra rivoluzione; è la lotta dei popoli poveri e numerosi di braccia contro gli affamatori che detengono ferocemente il monopolio di tutte le ricchezze e di tutto l’oro della terra; è la lotta dei popoli fecondi e giovani contro i popoli isteriliti e volgenti al tramonto, è la lotta tra due secoli e due idee. (…) In una memorabile adunata, io dissi che, secondo le leggi della morale fascista, quando si ha un amico si marcia con lui sino in fondo. Questo abbiamo fatto e faremo con la Germania, col suo popolo, con le sue meravigliose Forze armate. In questa vigilia di un evento di una portata secolare, rivolgiamo il nostro pensiero alla Maestà del re imperatore, che, come sempre, ha interpretato l’anima della patria. E salutiamo alla voce il Fuhrer, il capo della grande Germania alleata. L’Italia, proletaria e fascista, è per la terza volta in piedi, forte, fiera e compatta come non mai. La parola d’ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti. Essa già trasvola ed accende i cuori dalle Alpi all’oceano Indiano: vincere! E vinceremo, per dare finalmente un lungo,periodo di pace con la giustizia all’Italia, all’Europa, al mondo. Popolo italiano! Corri alle armi, e dimostra la tua tenacia, il tuo coraggio, il tuo valore!”

Quasi su tutti i quotidiani appare un articolo scritto dal ministro della Cultura Popolare, Alessandro Pavolini, secondo cui sotto la guida di Mussolini la guerra sarebbe stata “dinamica, rapida e qualitativa”. Molti italiani gli credettero. Ma cosa spinse il Duce a condurre l’Italia in guerra? Mussolini, fondamentalmente, sapeva di non essere preparato dal punto di vista militare. Aveva sfidato le resistenze di tutti: del re e del generale Favagrossa che presiedeva l’industria dell’armamento, dell’alta burocrazia e della Chiesa. Secondo il maggior biografo del capo del fascismo, Renzo De Felice, due furono i motivi decisivi: la Francia ormai in ginocchio, sopraffatta dalle truppe teutoniche e la paura degli stessi tedeschi.
“Non possiamo tirarci indietro, dopo la Francia potrebbe toccare a noi.”, avrebbe detto dopo aver letto il rapporto di Alfieri sulla sua conversazione con Göring.
Inoltre, si sentiva in dovere di rispettare l’accordo denominato “Patto d’acciaio”, siglato il 22 maggio 1939, dai rispettivi ministri degli Esteri, Galeazzo Ciano e Joachim von Ribbentrop e stipulato a Berlino nella Cancelleria del Reich, alla presenza di Hitler e dello Stato Maggiore tedesco. Il patto sostanzialmente prevedeva che se uno dei due paesi si fosse trovato in guerra, anche nel ruolo di aggressore, l’altro avrebbe dovuto intervenire al suo fianco.
Dopo poco dall’annuncio del discorso di Mussolini, lo stesso Ciano annota sul suo diario: “Sono triste, molto triste. L’avventura comincia. Che Dio assista l’Italia.” Alcuni mesi dopo, dai microfoni di Radio Londra, Winston Churchill dirà:

“Questa è la tragedia della storia italiana, e questo è il criminale che ha tessuto queste gesta di follia e vergogna!”
Inizialmente, nonostante il patto d’acciaio, l’Italia dichiara la non belligeranza ma poi, considerata la velocità con cui la Francia era definitivamente crollata, Mussolini si convince che il momento fatidico fosse giunto. Attacca gli inglesi nel Mediterraneo ma la flotta italiana viene sconfitta in Calabria e nell’Egeo, mentre un’offensiva contro gli inglesi in Libia si ferma per carenza di mezzi. Il Duce è convinto di potercela fare da solo, e rifiuta le offerte di aiuto tedesche in Nordafrica. Il 28 ottobre 1940 gli italiani attaccano la Grecia, scontrandosi ancora una volta con una resistenza al di sopra delle loro aspettative e ripiegano in Albania. A dicembre gli inglesi conquistano le colonie italiane in Africa orientale: Etiopia, Somalia, Eritrea. Ma Hitler sembra inarrestabile: prova ad invadere prima l’Inghilterra e poi l’URSS (quest’ultima denominata “operazione Barbarossa”). Alla fine del 1941, la guerra assume aspetti ormai globali. Il presidente degli Stati Uniti Roosevelt, firma con Churchill la Carta Atlantica, che condannava il fascismo e stabiliva alcune linee guida per un nuovo ordine democratico a venire. Intanto il Giappone, che nel 1936 aveva firmato con i nazisti un patto anticomunista, decide di attaccare la base navale americana di Pearl Harbor, nell’isola di Oahu, nelle Hawaii, il sette dicembre 1941. Il giorno dopo, gli Stati Uniti approvano la dichiarazione di guerra al Giappone e l’11 dicembre, Germania e Italia, secondo il patto tripartito (patto con cui il Giappone si era legato a Germania e Italia nel settembre 1940), dichiarano a loro volta guerra agli Stati Uniti. Così, nel luglio 1943, i contingenti angloamericani sbarcano in Sicilia. Il 25 luglio 1943 Mussolini viene invitato a rassegnare le dimissioni ed è arrestato dai carabinieri, mentre Pietro Badoglio viene nominato capo del governo, iniziando segretamente le trattative per arrendersi e firmare l’armistizio. Gli Alleati bombardano pesantemente tutta la penisola, cercando di colpire gli insediamenti industriali, i mezzi di comunicazione e mettere in difficoltà le forze nemiche. I danni saranno ingenti e le perdite maggiori interesseranno soprattutto i civili italiani. La resa militare incondizionata italiana viene firmata il 3 settembre e annunciata pubblicamente dopo cinque giorni.
Ma Mussolini viene liberato grazie a un drappello di uomini scelti tra i militari tedeschi, che riesce a farlo evadere e lo porta in Germania. Qui, dà avvio a un nuovo stato fascista nell’Italia del Nord, sostanzialmente sotto le direttive tedesche. Il 23 settembre il Duce rientra in Italia e proclama la nascita della “Repubblica di Salò”.
È questo un momento in cui l’Italia è totalmente allo sbando, senza una vera guida politica o militare, e Hitler ne approfitta per far confluire rapidamente sul suolo italiano migliaia di soldati, di fatto occupandolo militarmente e dichiarandolo “territorio di guerra”. Il comando delle operazioni militari nella parte meridionale della penisola è affidato al comandante Kesserling. Le conseguenze saranno pesantissime: trovandosi l’Italia a sottostare politicamente alle decisioni militari tedesche, la popolazione è costretta a collaborare e i militari in massa vengono disarmati e arrestati, costretti a scegliere se continuare a combattere per gli ideali nazifascisti oppure essere trasferiti nei campi di internamento in Germania. Quasi tutti optarono per la prigionia e le atroci condizioni di vita piuttosto che collaborare con i tedeschi che ormai, erano di fatto considerati “il nemico”.
Numerosi sono i bombardamenti che si abbattono sul territorio italiano, mentre gli alleati procedono parallelamente lungo i due versanti della penisola. Ma le truppe tedesche provano a tenere testa agli Alleati. Dal fiume Sangro al fiume Garigliano, i lavori sono incessanti per la realizzazione della Linea Gustav che verrà definitivamente abbattuta solo tra fine di maggio e inizio giugno 1944, dopo la lunga e sanguinosa battaglia di Cassino.
L’11 ottobre 1943 viene dichiarata guerra alla Germania: con la nascita del Comitato di Liberazione Nazionale, il movimento dei partigiani inizia a combattere i tedeschi a Nord, e a Napoli la città viene liberata ancora prima dell’arrivo degli Alleati.
Grazie alla collaborazione dei partigiani, gli americani liberano Roma il 4 giugno, costringendo i tedeschi ad indietreggiare lungo gli Appennini. Il 25 aprile 1945 il CLN proclama l’insurrezione nazionale contro i fascisti. Il 28 aprile Mussolini è ucciso da un gruppo di partigiani e il suo cadavere, insieme a quello di Claretta Petacci, viene esposto a Milano, in Piazzale Loreto.
Il 30 aprile Adolf Hitler e Eva Braun, unitisi in matrimonio il giorno prima, si suicidano nel bunker della Cancelleria di Berlino, mentre i generali tedeschi trattano la resa a sua insaputa.

Il sette maggio Alfred Jodl firma la resa incondizionata delle forze armate tedesche a Reims, e l’8 maggio Wilhelm Keitel firma la seconda resa incondizionata a Berlino. La guerra in Europa è finita. Dopo il lancio delle bombe atomiche prima a Hiroshima (6 agosto) e poi a Nagasaki (9 agosto), il Giappone capitola e la fine della guerra è decretata il 2 settembre 1945.

Questo non è altro che un breve excursus, che cerca di porre in evidenza sommariamente, date, luoghi, personaggi e fatti relativi al conflitto bellico più sanguinoso della storia, che ha dovuto contare oltre 50 milioni di vittime. Numeri, dati, faldoni, vicende che sono state riassunte e poi inserite nei testi di storia. Ma anche nei romanzi, nelle biografie, nelle storie narrate da tanti scrittori che hanno cercato di raccontare un periodo storico tra i più cruenti del secolo scorso. E lo ha fatto anche Alessandro Testa, con “La donna dei sigari”, pubblicato nel 2018. L’autore, in questo caso, ha analizzato la vicenda intrecciando con grande maestria fatti realmente accaduti e personaggi realmente esistiti con altri di pura fantasia, evidenziando sentimenti profondi e autentici come l’amore e l’amicizia, che riescono ad esistere e a resistere nonostante le barbarie di una guerra incomprensibile e spietata.
Inevitabile chiedersi cos’altro c’è dietro a tanti aneddoti asettici? Quante mogli sono rimaste vedove e quante madri hanno perso i propri figli? Quanti uomini sono rimasti barbaramente mutilati e quanti costretti a vedere i propri commilitoni morire tragicamente? Quanti medici sono rimasti impotenti dinanzi a tanti feriti accolti in baracconi adibiti ad ospedali? Quanta sofferenza negli infiniti microcosmi sparsi in tutto il nostro pianeta di cui nessuno ha potuto veramente essere testimone e narratore? Quanti traumi rinchiusi nei cassetti della memoria? Ma soprattutto, perché? Probabilmente, non riusciremo mai a trovare le giuste risposte degne di essere definite tali, forse sarebbe azzardato e magari anche presuntuoso, ma abbiamo il dovere di ricordare e di ribadire ai nostri posteri elementi che vanno oltre gli sterili numeri. Perché le guerre non hanno mai giustificazioni, motivazioni, spiegazioni, utilità. La guerra è un vero e proprio atto demoniaco, e la conseguenza è un inferno straziante a cui sono destinati, inevitabilmente, ignari innocenti.
Concludo con una frase di Primo Levi, estremamente significativa e profonda:
“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.”

Fabiana Manna

Fabiana Manna

Pubblicato da Fabiana Manna

Salve! Sono Fabiana Manna e adoro i libri, l’arte, la musica e i viaggi. Amo la lettura in ogni sua forma, anche se prediligo i thriller, i gialli e i romanzi a sfondo psicologico. Sono assolutamente entusiasta dell’idea della condivisione delle emozioni, delle impressioni e delle percezioni che scaturiscono dalla lettura e dalla cultura. Spero di essere una buona compagna di viaggio!

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