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Desideri d’amore malati – Droga violenza e sesso di Virginio Giovagnoli

Desideri d’amore malati

Virginio Giovagnoli
L’amore è sempre esistito e sempre esisterà, ma ogni amore fa storia a se. Quando l’amore diventa possesso, ci prende una componente di ossessione. Un amore sano ha una funzione terapeutica nel nostro vivere quotidiano: si è più sereni, si lavora con più entusiasmo. Vivendo un buon rapporto di coppia si è più sicuri di sé. Un amore malato ci rende instabili e insicuri. C’è infine lo stupro che si maschera dietro pregiudizi, e ha una sua evoluzione nel tempo trasformando la società, e non può essere considerato un male radicato, ma certamente non è amore. In questo libro parlo di: amori difficili, travagliati e sconcertanti, dove spesso la droga ha il sopravvento sull’amore stesso. Prepotenze subite e taciute per paura. La mafia che impone anche quando riguarda il cuore. Rapimenti di bambini per essere schiavizzati, ecc…

Introduzione

Scrivere un romanzo non è prendersi la libertà di narrare senza portare qualcosa su cui riflettere, scrivere di disagi, diviene ancor più complesso e si arrischia di cadere nel banale e nell’usurato. Scrivere ‘ una sfida di desiderio e di amore, non esiste una superficie liscia su cui scrivere un romanzo che vuol trattare tematiche complesse. Si possono tentare vari approcci, come in amore ci si può confondere, credere ma non essere. L’autore in questo caso, tenta maldestramente di mostrarci i difetti e le immobilità dell’amore, amore che si tramuta in violenza, in perversione, in odio e pure in inganno. Non ostenta nel narrare a violenze o gratuiti termini di gran voga nei contesti contemporanei, su questo dobbiamo darne atto, ma permane un dialogo pressante. A volte pare acerbo ed incoerente, quasi un breve diario di vita famigliare. Affronta senza enfasi e senza dare il giusto dolore, alle pagine che verga, disagi e soprusi appaiono rosei e fanciulleschi torti o sogni irrisolti. A degna conclusione d’ogni racconto, un maldestro tentativo di crear prosa, righe palesi, refuso, rada la attinenza al racconto. Incongruenza nella identificazione della collocazione spazio temporale e pure impossibile la definizione di romanzo attinente alla realtà o alla fantasia, infatti pocanzi lessi alle note dell’autore stesso codeste affermazioni:
“Premetto che alcuni racconti contengono in parte delle verità. Storie di vita vissuta,
Ma subito dopo:
“ogni riferimento a nomi personaggi o fatti realmente accaduti è puramente casuale o di fantasia”.

Recensione

La trama un po’ usurata, tematica durante le grandi iniziative contro la violenza di genere, si miscela scompostamente con temi di mafia e disagio sociale, il ragazzo ancora sotto la protezione della madre, lievemente riportante al vitellone italico, i luoghi comuni di emarginati e le vessazioni dall’est, i giovani allocchi, una gran miscellanza di bei pensieri per nulla profondi. Il tutto raccontato come vivessimo nella parafrasi di:
Un mondo difficile, ove un compleanno vien festeggiato dalla mamma: «Attento piccolo mio, tu sei un ragazzo buono e gentile, ma non sono tutti come te. Nella vita troverai anche gente cattiva, menefreghista e opportunista. È la prima volta che te ne vai da solo per tanti giorni, non te lo dimenticare».
Ma la femmina è Malata d’amore e il ragazzo la reguardisce: «Non sia così sarcastica. C’è sempre un rimedio a tutto, ma non alla morte. Per favore, si sieda e me ne parli, vedrà che dopo si sentirà meglio».
Comunque nel disagio si arriva a combattere con una Vita drogata, dove i pensieri lasciano spazio solo alle certezze, si gira verso di me con le lacrime agli occhi e finalmente si decide a raccontarmi tutto. “Non ci sono più dubbi, i miei sospetti sono fondati. Ha cominciato a drogarsi”, dico a me stesso. L droga seppur lasciata sul tavolo, permane nelle membra, ti devasta come morte inesorabile e inesorabilmente la morte ti cancella
La natura sembra chiamarci all’amplesso. Lei sente la necessità di evadere da quel mondo irreale e fatuo che fino a pochi giorni prima credeva di amare. a questo punto il riscatto ‘ doveroso e come spesso avviene, Ritorna il passato. domande rivangano la mente come aratro di Caino: non sono mai riusciti a spiegarmi le cause del suo decesso, anche se le ho sempre immaginate, ma ormai lei non c’era più e poco m’importava. Come ad ogni favola che si rispetti dopo ogni indicibile dolore si avverte un grande piacere, l’avverarsi di un sogno, il matrimonio. Ma vi è sempre un cupo destino che ci porta ad avere la strada incrociata con il padrone. I sogni. Son fatti di nuvole e rimpianti, i rimpianti son violenza e sogni. Tra il raccontar corre l’anno 1946. Il mese di ottobre è quasi al tramonto. Gli alberi, da qualche giorno ormai, si stanno spogliando. L’estate si è allontanata dolcemente portandosi via l’afa e il frinire delle cicale. La natura sta cambiando i suoi colori, e la pioggia, dopo tanto tempo è tornata a lenire l’arsura del terreno. I campi arati sembrano indossare grosse maglie grigie. La guerra è terminata e Michele s’innamora, ma le nubi salgono veloci, dopo un attimo di sconcerto l’uomo senza dire una sola parola esce, sale sul mulo e si allontana in direzione del paese. In piazza trova “il padrone”. La conclusione non può altri che esser violenza e morte, lo sfociar di ciò porta inesorabile il ritrovamento di Due corpi inermi galleggiano trascinati dal vortice e spariscono in mezzo ai flutti scuri, inghiottiti dai fondali melmosi. Chissà se gli uomini avranno pietà, non di loro, ma di chi rimane. Nuovi incontri dopo tante sofferenze e soprusi, incontri che la ragazza dell’est, ella avrà a trovare il grande amore di Irina. Irina, con Il volto pallido e teso mostra tutto il suo disappunto e l’amarezza. Una lacrima scende a bagnarle le gote. Credo che l’angoscia che si porta dentro, ormai da qualche tempo, le stia divorando l’anima. Mi guarda e aspetta un gesto, una parola, poi abbassa lo sguardo.
Ma questa non è la fine è l’inizio della vita, ovvero ricordatevi, però amici miei, per voi il tempo volerà, e speriamo che sia solo la nostalgia a bussare alla vostra porta. La mafia, nonostante tutto quello che è accaduto, non demorderà e non dimenticherà, siatene certi. Sarà sempre in agguato e come ombra anche nell’oscurità, seguirà i vostri passi e sognando l’America, troverete la piccola gioia. La vita prosegue e i ricordi ritornano: Corre l’anno 1955. Ho lasciato ca’ Renzo e ca’ Giuliano alle spalle, alle spalle non vorrei avere Il boss mafioso. Quello, ha minacciato di uccidermi se quando viene mi trova ancora qui. È proprio un capomafia non ci sono dubbi. Immagino che tu sia pronta a seguirmi, ma pensaci bene, saremo continuamente nel loro mirino, ci cercheranno ovunque andremo, e lo sai che non scherzano. La mafia ti decide il destino, così come la piccola zingara, ti legge le carte, ti predice un futuro, ti prospetta la visione dove ben si legge il rapimento. È davvero una bella giornata, del resto siamo nel mese delle rose, e precisamente lunedì undici maggio del 1953. Le parole tagliano fendendo un amore senza speranza, parole che colpiscono, la timidezza è giovane ed ingenua, «Lo so che ti piaccio, ma perché sei così timido?».
«È vero quello che dici, ma sei troppo giovane per me. Hai solo sedici anni, sei minorenne. Mi sembrerebbe di approfittarne».
Ma la timidezza non è luogo comune e ad incontrar persone, non vi sono certezze. «Dimmi com’è possibile che ti abbiano costretta, non capisco. Ora come reagiranno i tuoi? Sono sicuro che cercheranno ancora di crearci dei problemi, e non solo a te ma in particolare a me. Non mi fanno più paura, stai tranquilla», le dico cercando di rassicurarla.
Le parti in corsivo sono tratte fedelmente dal libro, nella sequenza temporale delle pagine che scorrono, ho osato codesto mezzo per creare la recensione come ella fosse parte del romanzo stessa.
Cavani Daniele

Recensione di Daniele Cavani

Daniele Cavani

Pubblicato da Daniele Cavani

Cavani Daniele 1965 Lettore tra le righe, amante di tutti i generi letterari, supporto gli scrittori emergenti con la lettura degli stessi. Mi diletto in pseudopoesie criptiche e incomprensibili. Scrivo recensioni atipiche ma che affondano nelle pieghe dell'animo.

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