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Vincenzo Sacco si racconta…

Vincenzo Sacco si racconta

Vincenzo Sacco si racconta al mondo incantato dei libri, in una chiacchierata con Alessandra Di Girolamo.

Il ragazzo che non voleva morire la recensione nel link sottostante

https://ilmondoincantatodeilibri.altervista.org/il-ragazzo-che-non-voleva-morire-di-vincenzo-sacco/

Ciao Vincenzo, grazie per aver accettato l’invito del nostro blog, al fine di conoscere in modo più esauriente la tua personalità e la tua vita.

Grazie a voi, non vedo l’ora di cominciare…

Sei giovanissimo, ma nonostante l’età, sei riuscito a raggiungere tappe importanti nel corso dei tuoi anni. Hai lavorato alla distribuzione di oltre cinquanta lungometraggi italiani e internazionali, sei direttore della divisione distribuzione di Altre Storie, autore dei libri Pornozeus, Screens Wide Shut e Il Ragazzo che non Voleva Morire.

Ti chiedo subito: cosa rappresentano per te il Cinema e la Scrittura?

Viaggiare. Scrivere significa viaggiare. Vedere i film (o farli) significa viaggiare. Con la mente ma anche con il fisico. La scrittura come anche la cinematografia sono entrambi ponti per raggiungere mondi nuovi, mondi diversi, e per viverli. Non dico che siano mondi da sogni: per quanto mi riguarda sono tutti viaggi autentici. Sia da lettore/spettatore che dall’altra parte della barricata.

Ho assistito alla presentazione del saggio “ Screens Wide Shut” e sono rimasta colpita dalla conoscenza che hai dimostrato di possedere su alcuni temi considerati ,spesso, scomodi. Tu analizzi il rapporto tra la Massoneria e il Cinema, come e quando nasce il bisogno di condividere questo tuo approfondimento storico, culturale e letterario?

Non ho dubbi in proposito.  Tutto è cominciato con un viaggio. Un viaggio al termine de Il cimitero di Praga di Umberto Eco. Quel romanzo mi ha spalancato un mondo di visioni. Era come se Eco vedesse la massoneria dovunque dietro i più grandi fatti storici. Allora mi sono domandato, io che di cinema sono cresciuto: ma la massoneria, al cinema, dove sta? Ammetto che prima d’allora non mi aveva mai sfiorato quel pensiero. Ma dopo di allora mi sfiora sempre. Mi sono addentrato in un mondo complicato e posso assicurarti che non ho ancora smesso di andare a fondo…

Molti sono i simboli collegati alla Massoneria, sia nei film italiani, stranieri e soprattutto nei cartoni Disney; ci vuoi svelare quali sono per te i simboli più significativi?

Il simbolo per eccellenza della massoneria, ovvero il vario incrocio di squadra e compasso, merita una trattazione diversa rispetto alle sovrapposizioni dell’occhio onniveggente con la piramide/triangolo (queste ultime dispongono di tante varianti, spesso confuse e sovente legate ai fantomatici Illuminati piuttosto che alla massoneria in senso stretto). Per me non è tanto significativo il simbolo in sé quanto la maniera “creativa” con la quale molti registi (di concerto con scenografi, costumisti, ecc.) li hanno messi in primo piano pur nascondendoli. Penso all’adesivo della squadra e del compasso mostrato rapidamente in una veloce inquadratura di un furgoncino in Bad Boyd II, e che agli occhi più attenti denota quel furgoncino per le disinfestazioni come “portatore di un segreto”: difatti si scoprirà come al suo interno ospiti una squadra sotto copertura dell’antidroga. Penso a re Serse che prende posto sul suo trono a forma piramidale senza cuspide in 300, quando il gioco di prospettive per un attimo ci mostra il suo occhio posarsi esattamente in cima alla piramide. Potrei andare avanti all’infinito…

Nel tuo romanzo “Il ragazzo che non Voleva Morire” ci esponi il concetto della paura; ma per Vincenzo Sacco qual è la paura più grande?

Smettere di viaggiare.

I tuoi personaggi sono pedine che a volte si perdono ma che poi si ritrovano allineate in quel contesto chiamato “ Famiglia Amici”. I compagni di Claudio Modica, il protagonista del tuo scritto che hai presentato di recente a “ Una Marina di Libri” a Palermo, sono  tutti ragazzi che non hanno alle spalle una famiglia solida, unita, forte … sono personaggi veri! Perché questa scelta? Perché farci conoscere personalità così contraddittorie e anche difficili?

Se i personaggi non sono contraddittori, non sono veri, e non puoi amarli. Attenzione, amore non significa empatia. Il nucleo familiare composto da Claudio Modica e i suoi amici si è stabilito proprio perché ciascun componente ha legami instabili con la propria famiglia d’origine (chi è orfano e chi ha una famiglia assente, chi ha più di una famiglia e chi ha una famiglia a metà): tutti insieme creano una sfera d’appartenenza che tutela solo chi ne fa parte. A coloro che ne rimangono fuori possono persino risultare antipatici. Unico ponte fra la loro sfera intima e quella del mondo intorno è forse proprio quella nuova forma di letteratura: i fumetti e i videogames, i cosplay e le fiere, i giocattoli e il collezionismo…

Collegandomi alla nonna di Claudio, secondo te, la gente quanto ha bisogno di credere nel soprannaturale? In questa società così razionale e tecnologica, i “ santi ”quanto possono cambiare l’esistenza di un individuo?

Claudio Modica ha una paura molto particolare. Ha paura dell’HIV, la malattia per eccellenza del contatto, delle relazioni umane… Crede di essere inseguito dovunque vada da questo nemico invisibile che prova a colpirlo a morte con ogni strumento a disposizione. Ironicamente, e non casualmente, Claudio è braccato da questo avversario invisibile che tenta di impedirgli ogni contatto umano proprio in un momento della sua vita estremamente “social”: quando puoi raggiungere ogni persona o luogo nel mondo con un solo click! Del resto il romanzo comincia proprio con il classico stratagemma del “manoscritto ritrovato in soffitta”: solo che quello di Claudio Modica è un “manoscritto digital”, per cui ricostruiamo la sua vita servendoci delle recensioni da lui lasciate su TripAdvisor, i percorsi fatti con Waze, gli hotel prenotati da Booking… insomma le app del cellulare, e i suoi molti profili social, ci aiutano a ricostruire la vita di una persona “scomparsa”. Questa possibilità mi ha molto fatto riflettere sull’immersione digitale delle nostre vite: sulle tracce che ci lasciamo dietro e che non possiamo più cancellare… Perciò la creazione di un nemico soprannaturale come il virus che non ti dà scampo può anch’essa diventare una forma d’evasione, per quanto terribile. La nonna di Claudio Modica, granitica come diverse nonne della tradizione letteraria siciliana, è un altro aspetto della medaglia: è (forse) quell’incarnazione del soprannaturale che permette di evadere a gente invece distante dai social perché relegata in un mondo circoscritto e chiuso. Insomma, tanto per i nativi digitali quanto per i popoli primitivi, il soprannaturale è una forma di fuga, spaventosa e seducente insieme: esattamente come lo sono la letteratura e il cinema!

Il linguaggio del romanzo “ Il Ragazzo che Non Voleva Morire” è molto moderno e innovativo. Nella tua vita quanto sono importanti i social? Che impatto hanno avuto nella tua carriera?

Nel ricostruire l’ultimo anno di vita di Claudio Modica, ho deciso di ripartirlo in tre segmenti detti “Stagioni”, proprio come per le serie TV. Se ciascuna delle tre stagioni non corrisponde esattamente alle quattro metereologiche, a me sono servite per scandagliare nelle sue tre parti principali l’evoluzione del protagonista: da vittima in fuga, a qualcos’altro… Ciascun capitolo ha un titolo anglofono che richiama un qualche brand, e allo stesso tempo è preceduto da un codice numerico ben noto a chi pirata online le puntate delle serie televisive. Questa struttura, di comune accordo con un linguaggio altrettanto moderno (non solo nelle battute dei protagonisti), si manifesta per via della società in cui ho deciso ambientarlo. La mia non è una critica negativa, e neppure un giudizio positivo: ambientata in quel mondo lì, “sento” che la storia debba avere quel linguaggio lì e non un altro. Questo indipendentemente dal mio vissuto: per quanto mi riguarda posso dire di vivere a metà fra una via digital e una più… “tradizionale”.

Vincenzo Sacco uomo e Vincenzo Sacco scrittore e artista; si incrociano le due figure o non convergono nello stesso punto?

Certo che convergono. Soprattutto nel punto in cui divergono. Non è una battuta. La vita privata deve incontrarsi con quella artistica per potere generare e creare dal nulla, ma è nel momento in cui le due vite imboccano strade separate che possono dare il meglio.

Mi piacerebbe sapere quali sono i tuoi cantanti e i tuoi film preferiti, sicuramente tantissimi, ma se dovessi elencarne alcuni quali sceglieresti?

Senza pensarci troppo. I film preferiti, per forza di cose, sono quelli visti nei primi anni, ovvero quelli che di più ti formano: Pulp Fiction, I guerrieri della notte, King Kong, Il Corvo, L’armata delle tenebre, Commando, Rocky IV, The Mask, Die Hard, La scuola. Il podio dei cantanti non è in effetti molto largo ma Jim Morrison e Michael Jackson si contendono il primo posto.

Tra i libri che hai letto, quali hanno lasciato in te un segno indelebile e perché?

Non parlerei tanto di libri, quanto di autori: Stephen King, John Steinbeck, Miguel de Cervantes, Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini, Luigi Pirandello, Philip Roth, Isaac Asimov, J.R.R. Tolkien, Victor Hugo ed Ernest Hemingway non mi lasciano mai. Su tutti veglia Fëdor Doestoevskij. Non è un caso se ho scelto un suo inciso per inaugurare Il ragazzo che non voleva morire: “A volte l’uomo è straordinariamente, appassionatamente innamorato della sofferenza.”

Ci sono in programma nuovi eventi? Nuovi progetti?

Seguiranno nuove presentazioni de Il ragazzo che non voleva morire, in Sicilia e non solo. Vi anticipo già l’appuntamento del 29 agosto a Terrasini per “Un mare di libri”. Per tutti gli altri appuntamenti vi invito a tenere d’occhio il mio blog (pop nerd, come amo definirlo) Librisenzagloria.it e le pagine di Spazio Cultura di Palermo.

Vorrei che ci raccontassi come e quando è nato il tuo rapporto con la Casa Editrice di Palermo Spazio Cultura di Nicola Macaione.

La Libreria Macaione in Via Marchese di Villabianca è da tempo un imprescindibile punto di riferimento per i lettori di Palermo e oltre. Non solo libreria, ma melting point culturale aperto a ogni genere d’arte. L’incontro con Nicola Macaione, mio editore e libraio, è stato tra i più felici. Stare dietro alle mille iniziative di Spazio Cultura è un divertimento e un continuo arricchimento, ed è proprio questa la sua marcia in più: non fermarsi mai, proporre sempre qualcosa di nuovo, e soprattutto proporre sempre opere (dalla letteratura alla musica e via dicendo) di alto livello. Credo che sia una delle situazioni ideali quando l’autore riceva così tanti stimoli dal suo editore, ed è la bellissima situazione in cui mi trovo io.

Poiché io sono una persona molto romantica, vorrei chiederti quali sono i tuoi sogni nel cassetto. Li vuoi condividere con noi?

Non smettere mai di viaggiare.

Prima di salutarci, rinnovo i miei complimenti per la professionalità e la competenza nell’ambito letterario e non solo, e ti auguro di raggiungere mete sempre più alte.

Complimenti a voi per la cura e gli approfondimenti del vostro blog! Hasta la vista!

Pubblicato da Alessandra Di Girolamo

Mi chiamo Alessandra, ma per tutti sono la “donna del meraviglioso sorriso”. In effetti amo sorridere, amo me stessa ,amo la vita e amo il mondo. Adoro leggere e volare insieme alle mie emozioni verso spazi infiniti. Mi piace scrivere e dare forma ai mie sogni sublimando i miei pensieri in versi che vorrebbero e potrebbero prendere per mano l’anima del lettore e accompagnarlo al di là di quel confine che spesso non si vuole oltrepassare. Anche nel dolore e nella tristezza voglio trovare quella sfumatura che illumina l’anima e riscalda il cuore. “Un’infinità di volte” dire dell’amore con parole sempre nuove è il mio primo libro di poesie, libro che dedico ai miei adorati figli, luce della mia vita.

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