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Van Gogh. Sulla soglia dell’eternità

Se amate gli impressionisti e in particolare Van Gogh con i suoi sfumeggianti girasoli, dovete recarvi nelle sale cinematografiche per apprezzare e assistere ai suoi ultimi anni di vita, dove il genio ha dato il meglio di sé.

La vita di Van Gogh è stata molto breve ma intensa assomiglia, infatti a un pellegrinaggio verso una mèta, ambita quanto sconosciuta. Egli stesso scrive: «Noi siamo dei pellegrini, la nostra vita è un lungo cammino, un viaggio dalla terra al cielo», un viaggio difficile, tortuoso, sempre in salita, che non ammette soste, eppure lieto, animato da un ardore interno che conduce verso una luce forte, sicura, un faro nell’oscurità.
Van Gogh nasce nel 1853 a Groot Zundert, in seguito si trasferisce all’Aja, dove inizia a lavorare come mercante d’arte, poi è la volta di Londra, dove vive per quasi due anni a partire dal 1873. E ancora ad Amsterdam, dove seguendo la sua vocazione religiosa inizia a studiare teologia, tra i poveri minatori del Borinage, a Bruxelles dove finalmente inizia a studiare disegno, ad Anversa dove per un breve periodo frequenta l’accademia.

Nel 1886 il passo più importante, il trasferimento a Parigi dall’amatissimo fratello Theo. A Parigi conosce Monet, Degas, Renoir e Toulouse-Lautrec, e quindi l’impressionismo nonché la rivelazione del colore. La sua pittura, fino a quel momento fedele alla tradizione olandese, densa di chiaroscuri e tonalità profonde letteralmente esplode in un caleidoscopio di frammenti colorati intensi e luminosi.
È però anche il luogo del caos, della sregolatezza, del confronto e della dura legge del mercato che non lo comprende e lo respinge, il luogo delle tante delusioni d’amore, dove la sua sensibilità e la sua autostima vengono costantemente messe sotto pressione.
Nel 1888 Van Gogh arriva ad Arles dove appagato dalla fiorente natura pensa di aver trovato finalmente un luogo in cui vivere. Pensa ad una casa, con un giardino, dove gli alberi da frutta siano anche all’interno, dipinti sulle pareti, da dove, affacciandosi a una finestra si possa vedere il fiume e nelle limpide notti d’estate guardare le stelle che si riflettono sull’acqua. Una casa per sé e i suoi amici, dove vivere, lavorare e non sentirsi più solo.
È la celebre casa gialla, vicino alla stazione di Arles, dove Vincent arreda (e poi immortala in un quadro) la sua camera da letto fatta di colore, da cui ritrae l’incantevole Notte stellata sul Rodano, e dove per pochi mesi vive felice con il suo amico Paul Gauguin.

Casa Gialla

La felicità dura qualche attimo infatti, i due pittori così diversi per temperamento e visione artistica entrano presto in conflitto e Vincent resta profondamente ferito nel comprendere che per Paul la casa gialla è solo una tappa del suo cammino e non la meta definitiva come lui spera. La ferita dell’anima, attraverso un gesto autolesionista, sfocia in una ferita del corpo, quando Vincent si taglia un orecchio quasi a punirsi per come ha trattato l’amico.
Guarito in fretta Van Gogh si rituffa con furore nel lavoro, sua unica consolazione, unica fonte di gioia. Le crisi depressive però si fanno vive sempre più di frequente e la gente di Arles lo vede ormai come un pazzo. Di sua iniziativa sceglie di farsi ricoverare nell’ospedale psichiatrico di Saint-Rémy. Anche in ospedale c’è una finestra che ama, una finestra che si affaccia sul borgo che la sera riposa tranquillo all’ombra dei cipressi.

Veduta Ospedale

La salute e l’equilibrio che Vincent sembra ritrovare a Sant-Remy lo spingono a trasferirsi nuovamente. L’ultima tappa del suo viaggio è Auvers-sur-Oise, vicino Parigi, dove trova una nuova casa e un nuovo amico, il dottor Gachet, e ancora paesaggi, prati, campi. Fino all’ultimo, nel mese di luglio del 1890, quando, dopo aver dipinto un campo di grano attraversato da tre sentieri e un cielo agitato con un volo di corvi mette fine alla sua vita con un colpo di pistola.

Campo di grano con i corvi ultima opera prima di morire

Questo mondo, in fondo, non era fatto per un’anima così bella, infatti il film sottolinea proprio questo aspetto di Van Gogh e tanti aneddoti che scoprirete solo se andrete a guardarlo.

Buona visione

Grace Di Mauro

Pubblicato da Grace Di Mauro

Mi chiamo Grazia Di Mauro Per gli amici Grace, sono un avvocato e i libri sono la luce alla fine del tunnel perché grazie a loro ho superato tanti periodi bui della mia vita. Insomma i libri per me sono vita amici e parenti che consulto ogni volta che ne ho bisogno.

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