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Piove deserto di Ciro Auriemma e Renato Troffa

Piove deserto

Ciro Auriemma, Renato Troffa
Davide, operaio in una fabbrica di fronte a Carloforte, è morto. È stato un incidente, una disgrazia. O forse è stato ucciso, perché aveva visto o saputo qualcosa che non doveva, magari proprio sullo stabilimento che da tempo rischia la chiusura. Anzi, è ancora vivo, si è nascosto a Cagliari con una donna… Molte voci e menzogne corrono, si inseguono attorno alla sua presunta morte bianca; presunta perché manca un corpo da piangere: Davide è letteralmente sparito. All’ombra di ciminiere che svettano come cattedrali di metallo e cemento, Leo Mari, ex poliziotto ed ex alcolista, una figlia sorda che vede troppo poco e che a malapena riesce a mantenere, torna sull’isola dove è nato e dalla quale è fuggito molti anni prima. Lo fa per affetto, perché Davide è stato il suo migliore amico, ma anche come investigatore per conto dell’assicurazione che dovrebbe saldare il prezzo della sua scomparsa. È un incarico come tanti, si dice, ma diventerà una corsa contro il tempo, alla ricerca di segreti che potrebbero non piacergli e che lo trasformeranno nel bersaglio di chi si sente minacciato dalla verità. Intense passioni civili e private si mescolano in questo potente noir: un’indagine coraggiosa sul dolore di una terra che sa essere paradiso e inferno insieme, e sulla ferocia di un tempo in cui perdere il lavoro può rappresentare una disgrazia peggiore che perdere la vita.

Introduzione

Quando si è adolescenti, s’immagina il futuro sempre lontano rispetto al luogo dove si è nati, perchè esso è sinonimo di ristrettezza e soffocamento e l’altrove immaginario o realistico che sia ha la potenza ammaliatrice di un richiamo e quella voce non smette di tormentare il giovane fino a quando non ha compiuto il salto nel buio. Ci si accorge che il mondo dall’altra parte della siepe non è come si credeva, si è voluto saltare nell’arena dei gladiatori e adesso non basta sopravvivere bisogna combattere correndo il rischio di oltrepassare i confini prefissati. La porzione di mondo che conosciamo è inevitabilmente ovattata, ci si muove in un contesto relativamente protetto, ma è quel relativamente a salvarci e quando ce ne rendiamo conto è tardi, perchè stiamo camminando sull’incerto, un campo minato pronto a esplodere e a fare toccare con mano lo oblio. In quell’oblio ecco spuntare inaspettamente gli spettri nel senso ibseniano del termine, di quelli che riducono a brandelli l’anima, segnano il corpo modificando la personalità facendo perdere persino una delle poche certezze della vita: la propria identità. Gli spettri si camuffano e si riproducono vertiginosamente e segnano irrimediabilmente tutte le epoche. Legati tra loro in un patto indissolubile tra causa ed effetto sono spesso personificati si chiamano: Fuga, Crisi Cassa integrazione, Limiti, Malattia, Dipendenza e Solitudine. Quest’ultima in particolare è il male del secolo. Non è facile trovare il proprio posto del mondo può passare anche l’intera esistenza senza sentirsi veramente appagato da qualcosa, al punto tale che non si riesce nemmeno a dare affetto alle persone care perchè principalmente non si ama se stessi. Relitti umani perennemente sospesi che aspettano invano la morte corporea oppure un barlume di luce che li faccia rinascere. Un focus illusorio è rappresentato indubbiamente dalla cosiddetta tv del dolore, un giornalismo scorretto che pone l’attenzione sul problema di fondo ma dimentica troppo spesso che dietro quella condizione ci sono persone e storie che meritano rispetto e che il loro dolore è anche una richiesta d’aiuto per ritrovare una pseudo normalità e scacciare le dipendenze. Tra le dipendenze più comuni c’è quella dell’ alcool . S’inizia con poco magari un bicchierino ogni due sere, poi si attua il climax della perdizione arrivando a intere bottiglie, il corpo barcolla, si tocca l’effimera leggerezza che confonde al punto tale da alterare la realtà e il miraggio. Si arriva a far del male a se stessi e agli altri ed ecco che si tocca il fondo ma risalire è una sfida difficile da accettare non solo per la sua tortuosità ma anche perchè non si sopporta il peso degli sguardi. L”animo crea un meccanismo di difesa invalicabile che si chiama muro della vergogna. Si può introdurre così Piove deserto l’ultimo romanzo di Ciro Auriemma e Renato Troffa. Un libro che parla di morte, di rinascita ma soprattutto di ritorni senza dimenticare che il verbo ritornare significa tornare due volte, ma per faro non basta solo il coraggio di rimettersi in discussione ma bisogna anche avere un luogo da poter chiamare casa, il proprio posto nel mondo, dove si è stati bene e solo allora sarà possibile riaccendere quel fuoco che sempre più somiglia all’agognata felicità, qualcosa che magari si aveva accanto ma si faticava a riconoscere.

Aneddoti personali

Ho iniziato ad amare il noir leggendo Faletti che con la sua maestria mi ha fatto innamorare di questo genere ma con Piove deserto ho compiuto un passo ulteriore mi sono commosso . Ė un romanzo pieno di ideali si combatte per essi e per l’amore della verità. Sono concetti che andrebbero spogliati da inutili artifizi riscoperti nella propria essenza. In un mondo così circondato dal male le lotte narrate dagli autori sembrerebbero utopia eppure è ancora grazie a queste piccole realtà che fanno resistenza se l’idea di un mondo migliore esiste ancora. Sono approdato al romanzo attraverso una presentazione telematica, ne sono rimasto colpito al punto tale da volerne sapere di più. In questo periodo di lettura del libro ho stretto amicizia con i due autori perchè sono rimasto favorevolmente sorpreso dai colpi di scena mi hanno riservato e dalle persone stupende che sono, per questo sono particolarmente felice di recensirli.

Recensione

La Sardegna non è solo magia, bellezza, profumi e incanto ma è anche il luogo dove il paradiso ambientale che è e potrebbe ulteriormente essere è infranto è distrutto dall’offuscamento umano causato dal potere. Il labile confine tra il lecito e l’illecito e presto superato si calpestano persone, storie, luoghi per un dio maligno: il denaro. Il titolo ha una tripla valenza, Piove deserto, infatti, è il titolo di una canzone di una band sarda, richiama inoltre la moltitudine di rifiuti e gas di scarico che inquinano i luoghi trasformandoli in deserti rossi di sangue, un odore di morte che porta a riva il peso della memoria. Ė anche il percorso di rinascita del protagonista che nell’arido deserto del suo animo va rieducato alle emozioni, alla riscoperta di quanto può essere bello il battito di un cuore.Ė la storia di Pantaleo Mari un uomo sospeso tra ciò che non era più e quello che potrebbe diventare seguendo un futuro incerto tutto da scrivere. Leo è un ex poliziotto ma soprattutto un ex alcolista, aspetto che è marcato continuamente nel testo proprio per mettere il personaggio di fronte alle proprie responsabilità. Ė un ex marito e si sente anche ex padre ma tenta in tutti i modi di ricostruire almeno un rapporto con la figlia Eleonora, una ragazza sordomuta che si aggrappa a quelle promesse non mantenute dal padre pur di non mostrare agli altri e a se stessa la sua fragilità. Leo così deve combattere per una ricostruzione di un codice linguistico non solo con la figlia ma anche con i compaesani. Se con la figlia si tratta della ricostruzione di un rapporto basato sulla fiducia, per i compaesani c’è un qualcosa in più, lui negando il dialetto rinnega le sue origini. L’uomo inizialmente è ricondotto a Carloforte per la misteriosa morte di Davide Pomata un operaio di una fabbrica locale e anche suo migliore amico. La fabbrica ne approfitta per dichiarare fallimento, gli operai combattono contro la cassa integrazione e lui invece cerca di capire come sia morto il suo amico. Un tempo prefissato e scandito perfettamente in ogni capitolo, nella clessidra la sabbia diminuisce vertiginosamente e gli animi da squarciare sono tanti, troppi per non lasciare segni indelebili. Come L’Amurusanza di Tea Ranno anche Piove Deserto può essere definito un romanzo ecocritico, una lotta ambientale collettiva che smuove le coscienze. Quella di Leo Mari il lettore impara a conoscerla perfettamente ad apprezzarne ogni sfumatura carnale e intersoggettiva. Il romanzo narrato in prima persona presenta una scrittura viva e sporca allo stesso tempo come nei migliori noir è giusto che accada. Una corsa contro il tempo dove il protagonista scopre verità inconfessabili che gli permettono di ritornare a essere migliore e di riscoprire il valore dell’amicizia attraverso il disabile del paese Hemingway un giovane marchiato come malato di mente che invece lo fa riappropriare della sua humanitas perduta e riassaporare le piccole cose dimenticate Se Davide è veramente morto e come è qualcosa che dovete scoprire leggendo il libro. Gli autori non negano uno stralcio di emozione profonda perchè Piove deserto è un noir atipico sull’arte di perdonarsi. C’è sempre qualcuno che compie errori più grandi dei nostri, l’importante è ammettere lo sbaglio, non ricaderci e cercare magari di essere più indulgenti con se stessi. Sentirsi fortunati per aver avuto una seconda possibilità perchè ci sono persone cui non è concessa perchè la vita con alcuni è benevola e con altri beffarda, non c’e una vera misurazione della colpa, è puramente destino, per queste le seconde possibilità non vanno sprecate. Mai .

Conclusioni

Consiglio la lettura di questo libro a tutti coloro che amano le letture avvincenti, che lasciano col fiato sospeso e riescono positivamente a sorprendere

Recensione di Francesco De Filippi

Pubblicato da Francesco De Filippi

Mi chiamo Francesco De Filippi un giovane siciliano da poco dottore in Filologia moderna e italianistica . Il settore umanistico non è una passione ma il motore della mia esistenza . Il teatro e i libri mi hanno salvato la vita dalle difficoltà e credetemi sono state tante . Aspirante scrittore con la voglia di insegnare sperando di trasmettere tutto l'amore che ho per i libri . Le persone e gli amori vanno i libri restano , sono i nostri compagni più fedeli , non ci tradiranno mai e soprattutto ci permettono di sognare. Dobbiamo difendere i libri perchè nessuno può uccidere i nostri sogni . Accetto di far parte di questo blog perchè fin dalla prima volta mi sono sentito subito in famiglia . Mi sembra il posto giusto dove essere me stesso perchè posso condividere letture . Sapere che le persone acquistano i libri che consiglio mi rende felice , per questo non vedo l'ora di iniziare quest' avventura!! Un caro saluto Francesco.

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