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Noi siamo tempesta di Michela Murgia

Noi siamo tempesta di Michela Murgia

Gli eroi non combattono più da soli.

“Noi siamo tempesta” edito da Salani, è l’ultimo lavoro di Michela Murgia, giunto ai lettori da qualche mese, ma già vincitore di premi importanti, quale il Premio Elsa Morante e il Premio Andersen.

Un libro per ragazzi, sul ruolo del supereroe visto come colui che attira ma, allo stesso tempo, spaventa l’uomo comune e che condiziona il percorso di crescita dei giovani, con il quale la scrittrice sarda è arrivata al cuore di tutti.

“Eroi con poche amicizie che restavano sempre gregarie, affiancandosi ma mai intaccando il loro speciale compito eroico. Vite non per tutti, quelle degli eroi. Avventure per persone speciali. Supereroi, creature con un destino unico che erano facili da ammirare, ma impossibili da imitare.”

La domanda che si pone Michela Murgia è quella del valore educativo che realmente hanno le storie che ci raccontano dei supereroi, toccando un aspetto profondamente critico della nostra epoca ovvero se sia giusto inculcare nelle menti dei bambini e dei ragazzi il primato del singolo rispetto al valore del gruppo.

L’opera si struttura in maniera singolare, articolandosi in una pluralità di storie che abbracciano un ampio arco di tempo, con due caratteristiche che le accomunano: sono tutte storie vere e sono tutte storie che narrano come la forza del gruppo sia in grado di scalare montagne altissime e perseguire obiettivi impensabili per un singolo individuo, per quanto supereroe possa essere.

“Le storie di questo libro sono tutte vere e allo stesso tempo tutte inventate. Sono vere perché le imprese meravigliose di cui parla sono accadute sul serio e succedono ogni giorno di continuo. Sono inventate perché quasi nessuno le racconta, come se non fosse importante tramandarci le storie che ci hanno visto protagonisti insieme, senza eroi a cui dare il compito di essere migliori di noi.”

Mi piacerebbe potervi raccontare qualcosa di ognuna di esse ma è sicuramente più giusto che ciascun lettore si avvicini a questo libro con la curiosità di chi sta scoprendo nuove avventure di nuovi personaggi, scegliendo e conservando nella propria mente quelle preferite.

Vorrei però condividere le emozioni particolarmente forti che mi hanno dato almeno tre di esse, insieme allo stupore per l’estrema originalità delle vicende narrate.

La prima storia in assoluto del libro si chiama “Tutto il sapere del mondo” e  narra di come sia nata Wikipedia, l’enciclopedia più consultata in assoluto.

“L’intuizione su cui si fonda è semplice quanto antica: la conoscenza è un bene primario e va messa a disposizione di tutti, gratuitamente.”

E infatti grazie a quest’atto di amore verso la cultura Jimmy Wales e Larry Sanger   decidono di realizzare un’enciclopedia virtuale che inizialmente viene gestita da esperti, senza però riuscire a interessare il pubblico.

A un certo punto ecco l’intuizione che cambia il destino di Wikipedia: la possibilità di autoalimentarsi con le nozioni che chiunque può inserire, citando le fonti o, in caso di assenza, dichiarando che non ve ne sono.

Ma anche la possibilità per chiunque di confutare tali nozioni, citando fonti di parere opposto.

“Dopo solo un anno di vita quel sistema aveva generato ventimila voci e diciotto lingue  di compilazione, rendendo evidente a tutti che il sapere non è solo qualcosa che si consulta insieme, ma anche qualcosa che insieme si fa.”

Adesso quando consulto Wikipedia non mi sento più solo un’utente, ma parte di una comunità del sapere, “un immenso alveare dove le api vanno e vengono e ciascuna porta il polline nella sua celletta”.

E poi c’è il racconto “Come una barriera corallina”, che narra di come sia nata la Stazione  zoologica Dohrn, nel 1872, a Napoli.

In quegli anni la ricerca delle specie marine viveva un periodo di grande fulgore ma era gestita nell’ambito delle università; il prof. Anton Dohrn era “allergico” ai vincoli burocratici e decise di fondare un centro dove la scienza potesse essere studiata senza dipendere da nessuna sudditanza rispetto al mondo accademico.

Fra i tanti posti dove fondare la sua stazione scelse Napoli, perché quella splendida città, oltre a essere ideale per il clima e per la presenza di una straordinaria varietà di specie marine, era crocevia di studiosi e di cultori dell’ecosistema marino.

Ma il suo progetto iniziale si trasformò in poco tempo in un congresso scientifico permanente, nel quale ognuno dava il suo contributo sia in termini di ricerca che di  realizzazione di strumentazioni necessarie o di attività da svolgersi in tutti i campi, scientifici e non.

E la comunità si arricchì negli anni della presenza di persone che, apparentemente, non avevano niente in comune con le scienze naturali, come poeti, scrittori, musicisti.

“La loro energia in modo misterioso si univa a quella degli scienziati generando un’armonia che faceva della Stazione qualcosa di davvero speciale, un santuario per ogni intelligenza.”

Una visione interdisciplinare tra le arti e le scienze che si rivelò vincente al punto tale che nell’arco di novant’anni diciannove Premi Nobel condussero le loro ricerche a Napoli!

E infine la storia “Niente più che amici”, ambientata a Londra agli inizi del 1900, che narra il caso del gruppo di Bloomsbury, costituito da uomini e donne che, semplicemente facendo cultura, senza bisogno di eleggere leader o individuare obiettivi comuni, ma mettendo ognuno a disposizione degli altri i propri talenti, furono capaci di agire in maniera determinante sul dibattito pubblico inglese.

“Insieme a loro ho capito che questa storia del genio era una clamorosa sciocchezza: avere amici speciali era meglio che avere qualunque tipo di genialità.”

Infatti, attorno a una tazza di tea menti illuminate fra cui Virginia Wolf, Clive Bell, John Maynard Keynes e tanti altri si scambiavano idee, discutendo animatamente e confrontandosi in modo permanente e senza pregiudizi di nessun genere.

Bellissima a mio avviso la metafora che Michela Murgia disegna, paragonando l’insieme degli stimoli vitali del Gruppo di Bloomsbury al “sangue che entra lento nel cuore e subito esce rapido per dare nuova forza a tutto il corpo”!

I veri eroi dunque diventano coloro che hanno sogni e che li condividono, che hanno obiettivi e li perseguono, ma non da soli. Raggiungere una meta insieme è, infatti molto più gratificante che godere in maniera solitaria dei frutti di un successo.

Credere in ciò modificherebbe completamente le regole sociali e morali alle quali i ragazzi vanno educati, e rivoluzionerebbe, verosimilmente, il futuro della società stessa.

Ma rappresenta anche una speranza per il mondo degli adulti, dando nuova energia al valore del rispetto degli altri esseri umani ma, soprattutto, al rispetto di noi stessi, a prescindere dall’essere o meno  supereroi.

“Noi siamo tempesta” è dunque un messaggio trasversale tra le generazioni con un unico obiettivo: credere ancora nel potenziale collettivo degli esseri umani.

Perché quando le persone si mettono insieme possono fare veramente la differenza.

Rita Scarpelli

Titolo : Noi siamo tempesta

Autore : Michela Murgia

Editore : Salani

Collana : Fuori Collana

EAN: 9788893817745

Prezzo : € 16,90

Nel 2006 ha pubblicato con Isbn Il mondo deve sapere, il diario tragicomico di un mese di lavoro che ha ispirato il film di Paolo Virzì Tutta la vita davanti
Per Einaudi ha pubblicato nel 2008 Viaggio in Sardegna. Undici percorsi nell’isola che non si vede, nel 2009 il romanzoAccabadora con cui ha vinto l’edizione 2010 del Premio Campiello, nel 2011 Ave Mary (ripubblicato nei Super ET nel 2012), nel 2012 Presente (con Andrea Bajani, Paolo Nori e Giorgio Vasta) e nel 2012 il racconto L’incontro.È fra gli autori dell’antologia benefica Sei per la Sardegna (Einaudi 2014, con Francesco Abate, Alessandro De Roma, Marcello Fois, Salvatore Mannuzzu e Paola Soriga), i cui proventi sono stati destinati alla comunità di Bitti, un paese gravemente danneggiato dall’alluvione.Nel 2018 il suo L’inferno è una buona memoria. Visioni da Le nebbie di Avalon di Marion Zimmer Bradley ha inaugurato la collana PassaParola di Marsilio.
“Sono nata in Sardegna, e per quanti indirizzi abbia cambiato in questi anni, dentro non ho mai smesso di abitarla, sognandola indipendente in ogni accezione del termine. Mi sono diplomata in una scuola tecnica e dopo ho fatto studi teologici, ma questo non ha fatto di me una teologa, almeno non più di quanto studiare filosofia faccia diventare la gente filosofa. Non mi piace essere definita giovane, a 37 anni essere considerati adulti dovrebbe essere un diritto. Non fumo, non porto gioielli preziosi, detesto i graziosi cadaveri dei fiori recisi, i giornalisti che mi chiedono quanto c’è di autobiografico e gli aspiranti pubblicatori che mi mandano da valutare romanzi che non leggerò mai, perché preferisco di gran lunga i saggi. Sono vegetariana, ma so riconoscere le occasioni in cui si può fare uno strappo. Per etica politica mi definisco di sinistra, e nel mio ordine interiore quella parola ha ancora senso. Sono sposata, e questo mi ha resa una persona più trattabile, anche se mi rendo conto che a leggere questa biografia non si direbbe. C’è tempo.”
dal sito ufficiale della scrittrice

La descrizione del libro

Storie senza eroe che hanno cambiato il mondo.

«Ma davvero sono i singoli a fare la differenza nella storia? “No”, dice Michela Murgia in questo suo ultimo lavoro. Dove, tra fiction e realtà, la morale è una sola: si lotta e si vince in team. Un esempio? Rileggetevi come fu fondata Wikipedia» – Robinson

L’unione fa la forza o chi fa da sé fa per tre? La realtà non lascia dubbi: le cose che contano le abbiamo sempre fatte insieme, ma la letteratura continua a restituirci la trama di una massa umana scolorita da cui spiccano solo i singoli eroi. 

Sventurata è la terra che ha bisogno di eroi, scriveva Bertolt Brecht, ma è difficile credere che avesse ragione se poi le storie degli eroi sono le prime che sentiamo da bambini, le sole che studiamo da ragazzi e le uniche che ci ispirano da adulti. La figura del campione solitario è esaltante, ma non appartiene alla nostra norma: è l’eccezione. La vita quotidiana è fatta invece di imprese mirabili compiute da persone del tutto comuni che hanno saputo mettersi insieme e fidarsi le une delle altre. È così che è nata Wikipedia, che è stato svelato il codice segreto dei nazisti in guerra e che la lotta al razzismo è entrata in tutte le case di chi nel ‘68 guardava le Olimpiadi. Michela Murgia ha scelto sedici avventure collettive famosissime o del tutto sconosciute e le ha raccontate come imprese corali, perché l’eroismo è la strada di pochi, ma la collaborazione creativa è un superpotere che appartiene a tutti. Una tempesta alla fine sono solo milioni di gocce d’acqua, ma col giusto vento. Disegnato da The World of Dot Con un fumetto di Paolo Bacilieri

Rita Scarpelli

Pubblicato da Rita Scarpelli

Sono Rita Scarpelli e vivo a Napoli, una città complessa ma, allo stesso tempo, quasi surreale con i suoi mille volti e le sue molteplici sfaccettature. Anche forse grazie a questa magia, da quando ero bambina ho amato la lettura e la scrittura . Nonostante gli studi in Economia e Commercio mi abbiano condotta verso altri saperi e altre esperienze professionali, il mio mondo interiore è sempre stato popolato dai personaggi e dalle storie dei libri che leggevo e ancora oggi credo fortemente che leggere sia un’esperienza meravigliosa. Parafrasando Umberto Eco, “Chi non legge avrà vissuto una sola vita, la propria, mentre chi legge avrà vissuto 5000 anni…perché la lettura è un’immortalità all’indietro”. Lo scorso anno ho vissuto l’esperienza incredibile di pubblicare il mio romanzo di esordio “ E’ PASSATO”, nato dalla sinergia dell’ amore per la scrittura con la mia seconda grande passione che è la psicologia. E poiché non c’è niente di più bello di condividere quello che ama con gli altri, eccomi qui insieme a voi!

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