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Luna chi sei…

Fin dalla notte dei tempi, l’astro a noi più vicino ci ha fatto sognare. Scrittori, poeti, pittori, musicisti…tutti, in qualche modo, hanno contemplato la Luna, dedicandole opere immortali.


Ebbene sì: se il sole evoca la vita, perché con la sua potenza consente al mondo di esistere, la Luna evoca il sentimento; e quello più forte e universale, che è l’amore, solo lei può rappresentarlo. Quindi: vita e amore, i componenti della nostra essenza.
Silenziosa, la Luna sorge al tramonto come se non volesse disturbare. La sua luce illumina pacatamente e, senza importunare, allieta la calma delle nostre notti, quando gli innamorati suonano le serenate e l’energia del giorno s’addormenta.
Leopardi si rivolse alla Luna scrivendo la sua celeberrima poesia, in cui rammentava quanto travagliata fosse la sua vita, mentre noverava le età del suo dolore. Beethoven compose la sua romantica e soave sonata “Al chiaro di luna”, dedicata alla Contessa Giulietta Guicciardi, sua allieva, della quale si era invaghito.
E Ciaula? Scoprì la Luna uscendo dalla solfatara, attratto dal chiaro di quell’astro che sembrava appeso alla volta del cielo; così anche Pirandello, ispirato dalla Luna, volle dedicarle la celebre novella. Jules Verne fantasticò invece un viaggio sulla Luna per far sognare i suoi lettori, quando tutti consideravano una tale impresa impossibile.
L’uomo, sin dalla notte dei tempi, ha attribuito addirittura una connotazione divina alla Luna, tant’è che nell’antichità le furono dedicate divinità, come la Selene dell’antica Grecia o Luna, appunto, nella religione romana.
L’uomo è sempre stato attratto dal mistero e dal fascino di quell’astro, avviluppato talvolta dalle nuvole come se fosse accarezzato da mani eteree. La Luna ha animato sempre la curiosità dell’uomo. Galileo volle guardarla con il suo cannocchiale per scrutarla da vicino, attratto dalla brama di conoscere il cosmo e per sapere se l’uomo fosse veramente solo nell’universo; un dilemma che l’uomo ha serbato sin dalla notte dei tempi, perché non vuole credere di essere solo: la solitudine non gli appartiene. Inoltre, ha sempre cercato risposte su cosa muovesse il cosmo e sulle ragioni della sua esistenza; queste furono le alte ragioni che indussero l’uomo ai pensieri filosofici. E mentre le religioni, nei secoli, fornivano risposte basate sul credo, la scienza cercava di dare risposte basate sui riscontri e sullo studio dei fenomeni. Newton, che dimostrò la legge di gravitazione universale, e non solo, rispose che i corpi celesti si muovevano in ragione dei loro campi di forze, sconfessando la Teoria dei vortici di Cartesio, nonché tutto ciò che fosse basato su un credo religioso.
Si potrebbe scrivere all’infinito circa le ragioni che indussero l’uomo, oltre cinquant’anni fa, a posare finalmente il primo piede sulla Luna. Il 20 luglio 1969, per la prima volta, tre astronauti si allontanavano dalla Terra come mai era stato, coronando così quel sogno avito e l’uomo poteva ora guardare la Terra dalla Luna.
Ma quale significato ha avuto quell’evento ormai lontano, a prescindere da quello squisitamente scientifico?
Uno potrebbe essere la sconfessione della centralità dell’uomo rispetto all’Universo, concetto rinascimentale che smentiva la medievale collocazione dell’uomo rispetto a Dio. L’uomo è la ragione, la ragione è l’uomo. Uomo al centro perché intelligente, guidato da egli stesso e non da altro; concetto, questo, prettamente illuminista. La conquista della Luna è stata una vittoria dell’intelligenza che, guidata dalla ragione, ha spinto l’uomo così lontano nel cosmo. Ma qui è intervenuto un fattore nuovo: la consapevolezza. L’uomo, avvinto dalla ragione, si prende la Luna e mentre da lassù volge lo sguardo alla Terra, comprende la sua pochezza rispetto all’immensità dell’universo, perché dalla Terra ciò non poteva essere così tangibile. Quindi l’uomo impara, guardando la Terra, a guardare se stesso e il suo divenire. Cosa significa guardare se stessi? Riconoscere i propri limiti e avere contezza dei propri errori, bandendo la superbia. Simbolicamente, guardare la Terra dalla Luna significa vedere il Mondo da un’altra prospettiva: questa è la missione dell’uomo moderno che è stato in grado di andare sulla Luna, perché significa allargare gli orizzonti usando la ragione senza farsi condizionare da nulla e da nessuno, esercitando il suo essere per combattere le diseguaglianze, il razzismo, le barriere ideologiche, il pregiudizio, ossia qualunque fenomeno che conduce al lato oscuro, là dove viene estromessa la ragione.
Forse siamo soli in tutto l’Universo e magari un giorno lontano l’uomo avrà la conferma o meno della sua solitudine, se però non si autodistruggerà a causa di se stesso, perché avrà perso definitivamente la ragione e la Luna, da lassù, biasimerà quell’uomo un tempo tanto innamorato di lei.

Giovanni Margarone

Pubblicato da Giovanni Margarone

Sono Giovanni Margarone, sono nato nel 1965 e scrivo narrativa. I miei romanzi rientrano maggiormente in quelli di formazione, per via dell’evoluzione che fanno compiere (innanzitutto interiore e non solo) ai protagonisti (dall’infanzia all’età adulta, risalendo sovente alle origini, scavando nella storia del personaggio). Forte è la componente introspettiva e psicologica, per cui il personaggio resta sempre e comunque l’elemento centrale delle narrazioni, che potrebbero essere quindi ambientate in qualunque luogo. Sono un autore che vuole scrivere per gli altri, perché diversamente la mia sarebbe un’attività monca, fine a se stessa. Interpreto la scrittura come il mezzo più efficace per trasmettere sentimenti, emozioni e per indurre alla meditazione. Questa interpretazione trascendentale della scrittura mi è assai cara, perché ritengo che la spiritualità faccia parte di noi stessi e che lo spirito vada nutrito. Ho finora scritto e pubblicato quattro romanzi: “Note fragili” (2018, seconda edizione), “Le ombre delle verità svelate (2018, seconda edizione), “E ascoltai solo me stesso” (2019, seconda edizione) e “Quella notte senza luna” (2018). Inoltre, nel 2019 un mio racconto “Il segreto del casone” è stato inserito nell’antologia “Friulani per sempre” – con postfazione di Bruno Pizzul - edito da “Edizioni della sera”. Nel novembre 2019 sono stato insignito di una “Benemerenza” dal Comune di San Giovanni al Natisone (UD) (dove risiedo) per meriti letterari. Sono membro della Commissione Cultura del Comune di San Giovanni al Natisone (UD). I miei romanzi hanno ricevuto numerosi premi letterari. Il mio sito ufficiale è https://margaronegiovanni.com/

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