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L’istituto di Stephen King

L’istituto

Stephen King
È notte fonda a Minneapolis, quando un misterioso gruppo di persone si introduce in casa di Luke Ellis, uccide i suoi genitori e lo porta via in un SUV nero. Bastano due minuti, sprofondati nel silenzio irreale di una tranquilla strada di periferia, per sconvolgere la vita di Luke, per sempre. Quando si sveglia, il ragazzo si trova in una camera del tutto simile alla sua, ma senza finestre, nel famigerato Istituto dove sono rinchiusi altri bambini come lui. Dietro porte tutte uguali, lungo corridoi illuminati da luci spettrali, si trovano piccoli geni con poteri speciali – telepatia, telecinesi. Appena arrivati, sono destinati alla Prima Casa, dove Luke trova infatti i compagni Kalisha, Nick, George, Iris e Avery Dixon, che ha solo dieci anni. Poi, qualcuno finisce nella Seconda Casa. «È come il motel di un film dell’orrore», dice Kalisha. «Chi prende una stanza non ne esce più.» Sono le regole della feroce signora Sigsby, direttrice dell’Istituto, convinta di poter estrarre i loro doni: con qualunque mezzo, a qualunque costo. Chi non si adegua subisce punizioni implacabili. E così, uno alla volta, i compagni di Luke spariscono, mentre lui cerca disperatamente una via d’uscita. Solo che nessuno, finora, è mai riuscito a evadere dall’Istituto.
Stephen KingStephen King è autore di romanzi e racconti best seller che attingono ai filoni dell’orrore, del fantastico e della fantascienza, ed è considerato un maestro nel trasformare le normali situazioni conflittuali della vita – rivalità fra coetanei, tensioni e infedeltà coniugali – in momenti di terrore. Quando è ancora piccolo, sua madre deve far fronte a grandi difficoltà, perché il padre uscito di casa per fare una passeggiata non fa più ritorno. Nel 1962 inizia a frequentare la Lisbon High School e comincia a spedire i suoi racconti a vari editori di riviste, senza però alcun successo concreto. Conclusi gli studi superiori entra all’Università del Maine ad Orono, dove gestisce per un paio d’anni una rubrica all’interno del giornale universitario. Nel 1967 termina un primo racconto breve a cui fa seguito, qualche mese dopo, il romanzo La lunga marcia che riceve giudizi lusinghieri. Sottopone Carrie alla casa editrice Doubleday e ottiene un assegno di 2500 dollari come anticipo per la pubblicazione del romanzo.
A maggio arriva la notizia che la Doubleday ha venduto i diritti dell’opera alla New American Library per 400.000 dollari, metà dei quali spettano di diritto all’autore. Così, a ventisei anni, Stephen King lascia l’insegnamento per dedicarsi alla professione di scrittore. Da quel momento la sua carriera non avrà più interruzioni.

Introduzione

L’Istituto” è un romanzo horror/fantascientifico di Stephen King, pubblicato contemporaneamente negli USA e in Italia il 10 settembre 2019 da Sperling&Kupfer.

Aneddoti personali

Appassionata da molto tempo a questo genere di lettura, ho amato e prediletto sempre la penna del Re. Ma, ad essere sincera, “L’Istituto” non mi ha galvanizzato eccessivamente, almeno non quanto mi sarei aspettata, ahimè…

Recensione

Luke Ellis frequenta la Broderick School per bambini dotati, a Minneapolis e, avendo un Quoziente Intellettivo straordinario, è definito dai consulenti scolastici un “genio globale”.
Alle due di un mattino di giugno, un SUV nero arriva in uno dei sobborghi di Minneapolis con tre persone a bordo, un uomo e due donne: Denny, Michelle e Robin. Riescono ad introdursi nella casa degli Ellis disattivando il sistema di allarme, ammazzano i genitori di Luke e portano via il ragazzino, che si risveglierà in una camera apparentemente come la sua, per poi accorgersi di non essere nella casa nella quale aveva vissuto per oltre dodici anni.
Il disorientamento di Luke, come per tutti gli altri ragazzi che abitano quella sorta di compound sito in mezzo alla foresta, è terribile. Ben presto è costretto ad apprendere che l’interesse dell’Istituto è quello di rapire ragazzi con un denominatore comune, il BDNF molto alto, cioè il fattore neutrofico cerebrale che quantifica il tasso di crescita e di sopravvivenza dei neuroni del corpo umano, e in particolare nel cervello. Non solo: l’Istituto cerca e sceglie ragazzi con alcune abilità psichiche, come la telepatia e la telecinesi.
Vere e proprie cavie umane, utili a soddisfare stravaganze e follie di personaggi sostanzialmente deviati, che ritengono di agire per il bene dell’intera umanità.
La scrittura di King è sempre estremamente particolareggiata e descrittiva, tanto da consentire al lettore la facoltà visiva del romanzo. Ci sono dei passaggi nei quali il parallelismo con i campi di concentramento tedeschi sono estremamente evidenti: la certezza assoluta di agire per il bene esclusivo del genere umano; l’utilizzo di strumenti di tortura come iniezioni, vasche e taser, la scritta che campeggia su una parete “SIETE I NOSTRI SALVATORI” rimanda inevitabilmente a quella ancora più spregevole e offensiva sita sul cancello di ingresso del campo di Auschwitz, “IL LAVORO RENDE L’UOMO LIBERO”.
Molto più lento di altri suoi romanzi che ho letto e, a mio avviso, decisamente più prolisso, la storia assume una piega relativamente più dinamica oltre la metà del libro (e parliamo di 564 pagine!) per poi appiattirsi nuovamente.
Inevitabile il riferimento al suo romanzo d’esordio, “Carrie”, per la telecinesi e a “It”, per il messaggio di solidarietà e mutuo soccorso tra i ragazzi che, privi di sovrastrutture e guidati prevalentemente dalla parte istintiva, si sostengono a vicenda nell’eterna lotta tra il bene e il male.

Conclusioni

Non sono una complottista, ma la mia natura mi porta a non escludere niente, mai. E ritengo, personalmente, che King abbia deliberatamente voluto lasciar intendere che esistono dei “poteri forti” e completamente sconosciuti alla maggior parte dell’umanità, che reputano di poter decidere come muovere le fila di tutti noi, come se fossimo semplici pedoni su una scacchiera…

Citazioni

“La vita all’Istituto era piacevole; quanto bastava, comunque, per uomini e donne che avevano mangiato la sabbia in Medio Oriente e visto i commilitoni stesi a terra in villaggi di merda, con le gambe amputate o le budella all’aria. Ogni tanto ottenevi una licenza e potevi andartene a casa e passare del tempo con la tua famiglia, sempre che ne avessi una (il che non valeva per molti dipendenti dell’Istituto). Ovviamente non potevi parlare con nessuno di quello che facevi, e dopo un po’ le mogli, i mariti o i figli si rendevano conto che il tuo lavoro contava molto più di loro…”

“Più forti insieme, ma non forti abbastanza.”

Questa non è l’America, qui regna l’Istituto”.

Recensione di Fabiana Manna

Pubblicato da Fabiana Manna

Salve! Sono Fabiana Manna e adoro i libri, l’arte, la musica e i viaggi. Amo la lettura in ogni sua forma, anche se prediligo i thriller, i gialli e i romanzi a sfondo psicologico. Sono assolutamente entusiasta dell’idea della condivisione delle emozioni, delle impressioni e delle percezioni che scaturiscono dalla lettura e dalla cultura. Spero di essere una buona compagna di viaggio!

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