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“L’isola scomparsa”, di Patrizia Lo Bue

L’isola scomparsa

Patrizia Lo Bue
Anno 1831. Al largo di Sciacca, cittadina affacciata sul Mediterraneo, emerge un isolotto, la bocca di un grande vulcano sottomarino in attività eruttiva, nominato in seguito Isola Ferdinandea. Il fenomeno spettacolare, preceduto da fenomeni sismici, risveglia nei cittadini, che assistono sconvolti, paure ancestrali e memorie secolari di punizioni divine per i peccati commessi, ma richiama anche l’attenzione di studiosi, ai primi passi delle indagini scientifiche di tali manifestazioni. Non poteva mancare anche una disputa diplomatica tra le potenze europee, sempre in cerca di affermare il loro impero coloniale e un potere sempre più grande nel Mare Mediterraneo. Il grandioso avvenimento scatena in Siso, uno straordinario ragazzino del luogo, il desiderio e l’interesse di capire il fenomeno di cui è stato spettatore, ormai deciso a dare risposte e spiegazioni scientifiche verso ciò che che appare oscuro e spaventoso. Tale decisione modifica anche il corso della sua vita e lo porta a studiare e a dedicarsi con passione alla ricerca scientifica, rinunciando con dolore ad un nascente e tenero amore verso la dolce Rosaria che pur ricambiandolo, lo lascia andare via.

Introduzione

“La vita è una danza nel cratere di un vulcano: erutterà, ma non sappiamo quando.” (Y. Mishima)

Aneddoti personali

“Questo lembo di terra una volta isola Ferdinandea era e sarà sempre del popolo siciliano” . Questa è la frase incisa su una targa in marmo posta sull’isola Ferdinandea, emersa “dal nulla” in quella porzione di mare che separa la Sicilia dalla Tunisia alla fine di giugno del 1831. Si scoprirà nel tempo, essere uno dei crateri di un vulcano sommerso, battezzato Empedocle, appartenente ai cosiddetti “Campi Flegrei del Mar di Sicilia”. Il vulcano Empedocle si trova a circa 400 metri di profondità e ha una base di Km 30×25. L’isola Ferdinandea che è “solo” uno dei crateri di Empedocle si trova a circa 7/8 metri sotto il livello del mare. Da quella prima emersione, l’isola fece capolino sulla superficie del mare altre tre volte per poi scomparire nuovamente dopo pochi giorni. Nel 2002 un’intensa attività sismica fece supporre una nuova imminente riemersione e, da allora, vi è un costante monitoraggio. Varie furono all’epoca, e non solo, le dispute in merito tanto alla paternità quanto al nome da assegnare all’isola, ma alla fine il governo borbonico prese posizione e, rivendicandone l’appartenenza al Regno Delle Due Sicilie, la chiamò Ferdinandea in onore al Re Ferdinando II.

Recensione

Pur sembrando leggenda di fatto non lo è, e dalla storia dell’isola Ferdinandea, Patrizia Lo Bue trae ispirazione per la stesura del suo romanzo breve “L’isola scomparsa”. L’autrice intreccia in poco meno di quaranta pagine, un evento storico a personaggi di fantasia, narrando le vicende di Siso, un ragazzino del luogo, figlio di pescatori con il destino già tracciato. Siso, così come il resto degli abitanti di Sciacca, (città in provincia di Agrigento che affaccia proprio su quel lembo di mare), assiste al fenomeno eruttivo precedente l’emersione dell’isola e a tutte le conseguenze che comporta. Lo sgomento e la paura dell’ignoto attanagliano il borgo marinaro ma Siso è tanto affascinato quanto incuriosito da tutto ciò che accade, e lo è al punto tale da maturare l’interesse verso lo studio scientifico dell’evento. Non senza difficoltà, e grazie all’intercessione del parroco, lascerà l’isola per recarsi a Torino a studiare, dove, ospite di parenti, completerà gli studi fino a laurearsi. Siso, ormai uomo tornerà in Sicilia dopo molti anni e …

Conclusioni

Un plauso all’autrice che in poche pagine è riuscita a coniugare con un linguaggio impeccabile e una narrazione stilisticamente perfetta, realtà e fantasia, ponendo l’accento su un importante punto di riflessione: la natura e i suoi fenomeni per certi aspetti incredibili. Per quanto l’uomo tenti di paragonarsi a Dio, l’ultima parola spetterà sempre e solo a Madre Natura. Una lettura adatta a tutti, merita sicuramente la giusta attenzione e sarebbe auspicabile farla transitare di diritto tra i banchi di scuola.
Il mio consiglio è non solo di leggere questo brevissimo romanzo/racconto ma di documentarsi sulla storia dell’Isola Ferdinandea: l’isola che c’è ma non c’è. …

Teresa Anania

Voto

5/5

Citazioni

Gli sguardi andavano verso il mare, un mare inquieto, grigio come le nubi che si addensavano all’orizzonte e che sembrava celare un mistero spaventoso, un gigantesco mostro marino nascosto nelle profondità delle acque, pronto a sputare fuoco e a manifestarsi in tutta la sua potenza.

Il fuoco che Nina la maga aveva visto in sogno, il fuoco che fuoriusciva dalla bocca di una piccola isola improvvisamente emersa, circondata da vapore bianco e denso, mentre sprigionava lapilli e lava. Non era altro che il cratere di un vulcano che dagli abissi del mare, tentava di elevarsi spinto da una rinnovata attività geotettonica che avveniva nelle profondità del Canale di Sicilia, punto di contatto delle placche africana ed euroasiatica.

Si giunse all’otto dicembre … la scomparsa dell’isola, accompagnata da alcune colonne d’acqua che si alzavano e si abbassavano, lasciando infine un banco di roccia lavica.

Pubblicato da Teresa Anania

Eccomi..... Sono Teresa Anania, e ho una passione sfrenata per i libri. Un amore iniziato ad otto anni e cresciuto nel tempo. Amo scrivere e riversare, nero su bianco, emozioni, sentimenti e pensieri concreti e astratti. La musica è la colonna sonora della mia vita. Ogni libro lascia traccia dentro di noi e con le recensioni, oltre a fornire informazioni "tecniche", si tenta di proiettare su chi le leggerà, le sensazioni e le emozioni suscitate. Beh..... ci provo! Spero di riuscire a farvi innamorare non solo dei libri ma della cultura in senso lato.

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