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L’isola dell’abbandono di Chiara Gamberale

L'isola dell'abbandono di Chiara Gamberale

La paura di amare nel bisogno di amore.

SE SAPESSIMO DI CHE COSA ABBIAMO BISOGNO,NON AVREMMO BISOGNO DELL’AMORE”

Chi è  Arianna, la protagonista dell’ultimo romanzo di Chiara Gamberale?

E’ la domanda che mi sono posta quando sono arrivata alle pagine finali di questo libro che, nel mio immaginario, non so perché, sarebbe dovuto essere una specie di favola ambientata in Grecia.

Arianna è molte cose, una madre, una compagna di vita, un’amante, un’artista ma la connotazione di questo personaggio, intorno al quale ruotano come pianeti intorno al sole le altre identità presenti nell’opera, passa essenzialmente attraverso un altro quesito: “Quanto è grande il male esistenziale nella nostra società?”.

Il romanzo si apre con la partecipazione di Arianna, madre da poco più di sei mesi di  Emanuele, arrivato quasi per caso, a un gruppo di “Gingle”, che sta per genitori single. Infatti lei è una madre single, o almeno così si vuole vedere.

In realtà vicino a lei c’è Damiano, il papà di Emanuele, con il quale da nove anni vive una storia fatta di voli e di atterraggi, di bisogni confusi con aspirazioni.

Una storia che, con l’arrivo di questo bambino, ma non a causa sua, sembra, improvvisamente, perdere, per Arianna, il suo parametro più importante, la fiducia.

Arianna si è recata all’incontro “Gingle” per trovare le strategie giuste per sopravvivere quando “l’Uragano Figlio” entra nella vita di un genitore, stravolgendola completamente e rimettendo in discussione l’intero IO che viaggia con noi da quando siamo nati.

E se ne torna a casa con una frase nella testa: “Se sapessimo di cosa abbiamo bisogno, non avremmo bisogno dell’amore…”

Perché Arianna ha tanto bisogno d’amore, ne ha avuto sempre bisogno.

Da quando era innamorata di Stefano, un architetto che con la sua bipolarità la teneva legata a se, facendone la sua crocerossina/mamma.

Avere Stefano aveva significato pure non averlo”

Perché l’inaffidabilità di quell’uomo aveva trasformato la loro vita in una continua lotta contro i demoni che popolavano la mente di lui e che interagivano in modo crudele anche con quella di lei.

Ma la stessa isola ha poi curato le ferite della protagonista, che dopo esser morta, ha riscoperto la gratuità dei sentimenti e la reciproca accettazione delle piccole e grandi fragilità che gli esseri umani possono avere fra di loro.

Arianna e Stefano a un certo punto sono partiti per una vacanza a Naxos, un’isola greca il cui nome sta a significare “in asso”, etimologia presagio di vicende che graveranno sulla vita di Arianna in modo permanente.

“Non sono ancora incazzata. Anzi non lo sono mai stata. Morta, quello sì. Sono un po’ morta quando mi hai lasciata.”

Il destino mette sulla strada di Arianna di un giovane surfista che sta ridando vita al vecchio ristorante del nonno morto.

Di, come Arianna, ha vissuto rapporti complicati con i genitori, ha accettato di essere figlio di “Papà Trauma” e “Mamma Ossessione”, i due mali stritolanti della nostra società, imparando a trasformarli in preziosi alleati, a differenza di lei che vive perennemente nel meccanismo perverso di avere così paura che possano accadere cose dolorose, da affrontare tutto con pathos e sofferenza.

Allora i pensieri mi cominciano a montare velocissimi, diventano una massa senza forma, finché non ne rimane nessuno, rimane solo una certezza: il vuoto da un momento all’altro, magari adesso, potrebbe riprendersi quello che è suo, è sempre stato suo, che si è solo limitato a prestarmi”.

Quando i destini di Arianna e Di si dividono, l’isola diventa ancora una volta “l’isola dell’abbandono”, lasciando entrambi dinnanzi alle reciproche verità.

Sarà solo la maternità che riaprirà nella protagonista il desiderio di ritornare a Naxos, a ripercorrere i sentieri dove ha sofferto ed è stata felice, dove è morta ed è rinata.

In quell’isola Arianna si riapproprierà del “filo di mitologica reminiscenza” e si misurerà con quello che la vita le ha dato e quello che le ha tolto; quella luce “gloriosa” che risplende nel cielo di Naxos illuminerà il suo viaggio alla ricerca del perché abbia sempre preferito rinunciare piuttosto che rilanciare, nel gioco della vita.

E a guardare con occhi differenti il senso della identità di genitori che condivide con Damiano, papà di Emanuele e suo ex analista.

Estremamente significativa è la professione svolta dalla protagonista: Arianna è una disegnatrice di animaletti, Pilù il coniglietto, Edipo il maiale, Lapsus il ranocchio che danno voce, surrealmente, alla incredibile gamma delle emozioni e degli umori umani.

Solo due parole sullo “stile Gamberale”, decisamente innovativo rispetto ai canoni letterari tradizionali; dialoghi molto frequenti, spesso popolati di punti sospensivi, utilizzo dei nomi dei personaggi quasi all’osso, descrizioni dei luoghi con un approccio fotografico più che narrativo,  il tutto con una maestria ma anche con una leggerezza davvero eccezionali.

Difficoltà di accettazione della maternità, sudditanza psicologica delle donne rispetto agli uomini, paura della solitudine, bisogno di evasione, disturbi della psiche sono solo alcuni dei tanti temi che questo romanzo affronta, ma se dovessi in qualche modo dargli una definizione,  mi esprimerei dicendo – “Un meraviglioso inno all’amore”.

CHE COSA SIGNIFICA AMARE? SIGNIFICA ESSERCI”

Titolo : L’isola dell’abbandono

Autore : Chiara Gamberale

Editore : Feltrinelli

Collana : I narratori

ISBN: 9788807033407

Prezzo : € 16,50

Chiara Gamberale è nata nel 1977 a Roma, dove vive. Con Feltrinelli ha pubblicato Per dieci minuti (2013), Adesso (2015), L’isola dell’abbandono (2019), le nuove edizioni de La zona cieca (premio Campiello Giuria dei letterati 2008) e dell’opera d’esordio Una vita sottile. Ha scritto inoltre, fra gli altri, Le luci nelle case degli altri(2010) e Qualcosa (2017). I suoi libri sono tradotti in sedici paesi. È autrice e conduttrice di programmi televisivi e radiofonici. Collabora con diverse testate giornalistiche.

La descrizione del libro

Pare che l’espressione “piantare in asso” si debba a Teseo che, uscito dal labirinto grazie all’aiuto di Arianna, anziché riportarla con sé da Creta ad Atene, la lascia sull’isola di Naxos. In Naxos: in asso, appunto.
Proprio sull’isola di Naxos, l’inquieta e misteriosa protagonista di questo romanzo sente l’urgenza di tornare. È lì che, dieci anni prima, in quella che doveva essere una vacanza, è stata brutalmente abbandonata da Stefano, il suo primo, disperato amore, e sempre lì ha conosciuto Di, un uomo capace di metterla a contatto con parti di sé che non conosceva e con la sfida più estrema per una persona come lei, quella di rinunciare alla fuga. E restare.
Ma come fa una straordinaria possibilità a sembrare un pericolo? Come fa un’assenza a rivelarsi più potente di una presenza?
Che cosa è davvero finito, che cosa è cominciato su quell’isola?
Solo adesso lei riesce a chiederselo, perché è appena diventata madre, tutto dentro di sé si è allo stesso tempo saldato e infragilito, e deve fare i conti con il padre di suo figlio e con la loro difficoltà a considerarsi una famiglia. Anche se non lo vorrebbe, così, è finalmente pronta per incontrare di nuovo tutto quello che si era abituata a dimenticare, a cominciare dal suo nome, dalla sua identità più profonda…
Dialogando con il mito sull’abbandono più famoso della storia dell’umanità e con i fumetti per bambini con cui la protagonista interpreta la realtà, Chiara Gamberale ci mette a tu per tu con le nostre fatali trasformazioni, con il miracolo e la violenza della vita, quando irrompe e ci travolge, perché qualcuno nasce, qualcuno muore, perché un amore comincia o finisce. Un romanzo coraggioso sulla paura che abbiamo di perdere il filo, il controllo della nostra esistenza: mentre è proprio in quei momenti – quando ci abbandoniamo a quello che non avevamo previsto – che rischiamo di scoprire davvero chi siamo.“Se sapessimo di che cosa  abbiamo bisogno, non avremmo bisogno dell’amore.”

Pubblicato da Rita Scarpelli

Sono Rita Scarpelli e vivo a Napoli, una città complessa ma, allo stesso tempo, quasi surreale con i suoi mille volti e le sue molteplici sfaccettature. Anche forse grazie a questa magia, da quando ero bambina ho amato la lettura e la scrittura . Nonostante gli studi in Economia e Commercio mi abbiano condotta verso altri saperi e altre esperienze professionali, il mio mondo interiore è sempre stato popolato dai personaggi e dalle storie dei libri che leggevo e ancora oggi credo fortemente che leggere sia un’esperienza meravigliosa. Parafrasando Umberto Eco, “Chi non legge avrà vissuto una sola vita, la propria, mentre chi legge avrà vissuto 5000 anni…perché la lettura è un’immortalità all’indietro”. Lo scorso anno ho vissuto l’esperienza incredibile di pubblicare il mio romanzo di esordio “ E’ PASSATO”, nato dalla sinergia dell’ amore per la scrittura con la mia seconda grande passione che è la psicologia. E poiché non c’è niente di più bello di condividere quello che ama con gli altri, eccomi qui insieme a voi!

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