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Lessico famigliare, Natalia Ginzburg

Lessico famigliare, natalia Gizburg

 

Lessico famigliare, natalia Gizburg

Un’autobiografia senza biografia, Lessico famigliare è un racconto quasi dall’esterno della famiglia Levi nel trentennio che va dagli anni 30 ai 50 del novecento. Le vicende della famiglia dell’autrice sullo sfondo dei grandi stravolgimenti storici dell’epoca.

Una storia familiare vista quasi dall’esterno con occhi da bambina poi e da giovane donna  costretta a crescere velocemente causa gli eventi storici dell’epoca poi. La splendida autrice ha voluto raccontare un pezzo di storia vista dall’interno della sua famiglia.

Nelle vicende della famiglia Levi interagiscono e ne fanno parte personaggi storici e del mondo letterario del primo Novecento : Cesare Pavese, Benedetto Croce, Leone Ginzburg, Adriano Olivetti, Turati, Pitigrilli  Balbo, la neonata  casa editrice Einaudi ed altri uomini che in un modo e nell’altro hanno  fatto la storia.

L’autrice in un linguaggio scorrevole e moderno considerato che il libro è stato pubblicato nel 1963 ti accompagna nelle abitudine familiari con il loro lessico e modi di dire.

Noi siamo cinque fratelli. Abitiamo in città diverse, alcuni di noi stanno all’estero: e non ci scriviamo spesso. Quando ci incontriamo, possiamo essere, l’uno con l’altro, indifferenti o distratti, ma basta, fra noi, una parola. Basta una parola, una frase: una di quelle frasi antiche, sentite e ripetute infinite volte nella nostra infanzia. Ci basta dire: “Non siamo venuti a Bergamo per fare campagna” o “De cosa spussa l’acido solfidrico”, per ritrovare ad un tratto i nostri antichi rapporti, e la nostra infanzia e giovinezza, legata indissolubilmente a quelle frasi, a quelle parole. Una di quelle frasi o parole ci farebbe riconoscere l’uno con l’altro, noi fratelli, nel buio di una grotta, fra milioni di persone. Quelle frasi sono il nostro latino, il vocabolario dei nostri giorni andati, sono come i geroglifici degli egiziani o degli assiri-babilonesi, testimonianza di un nucleo vitale che ha cessato di esistere, ma che sopravvive nei suoi testi, salvati dalla furia delle acque, dalla corrosione del tempo. Quelle frasi sono il fondamento della nostra unità familiare, che sussisterà finché saremo al mondo, ricreandosi e resuscitando nei punti piú diversi della terra, quando uno di noi dirà — egregio signor Lippman — e subito risuonerà al nostro orecchio la voce impaziente di mio padre: “Finitela con questa storia! L’ho sentita già tante di quelle volte!”.

Il padre Beppino un uomo di scienza che pretende di tenere al guinzaglio tutta la famiglia senza peraltro riuscirci mai , la madre Lidia eterea ottimista che non si abbatte nemmeno nei momenti peggiori dell’occupazione nazista, il confino, gli arresti di marito e figlio, la morte in carcere del primo marito della figlia Natalia , il distacco doloroso della sua amata figlia Paola che va via di casa sposando Adriano Olivetti.

Una storia privata come pretesto per raccontare un’epoca, la famiglia Levi era ebrea  ed antifascista , suo padre e suo fratello sono stati arrestati, hanno nascosto in casa Turati prima della fuga a Parigi, Leone Ginzburg primo marito di Natalia muore in carcere. Un microcosmo di vita all’interno della famiglia ma al contempo pubblica raccontando piccoli tratti distintivi e precisi di personaggi importanti della storia per esempio di Cesare Pavese racconta

Pavese era tornato da poco dal confino; ed era, allora, molto malinconico, avendo sofferto una delusione

d’amore. Veniva da Leone ogni sera; appendeva all’attaccapanni la sua sciarpetta color lilla, il suo paltò a martingala, e sedeva al tavolo. Leone stava sul divano, appoggiandosi col gomito alla parete.

Pavese spiegava che veniva là non per coraggio, perché lui di coraggio non ne aveva; e nemmeno per spirito di sacrificio. Veniva perché se no non avrebbe saputo come passar le serate; e non tollerava di passar le serate in solitudine. E spiegava che non veniva per sentir parlare di politi-ca, perché, lui, della politica, «se ne infischiava».

A volte fumava la pipa, tutta la sera, in silenzio. A volte, avviluppandosi i capelli attorno alle dita, raccontava i fatti suoi.

Un libro bellissimo a me è piaicuto tantissimo  è stato un modo per entrare nella storia dalle parole di chi l’ha vissuta. Un appunto da fare? Aver  raccontato troppo poco. Io avevo già letto della vita di questa donna e suo marito Leone Ginzburg leggendo il tempo migliore della nostra vita di Antonio Scurati  ed anche questa volta ne sono stata avviluppata. Ovviamente consiglio di leggerlo a tutti, è un pezzo della nostra vita culturale e politica.

Titolo: Lessico famigliare

Autore: Natalia Ginzburg

Editore : Einaudi

Collana : Super ET

Prezzo : € 12

Natalia Gizburg

Scrittrice italiana. Ha pubblicato i suoi primi racconti nel 1933 su «Solaria». Nel 1938 ha sposato Leone Ginzburg, e con lui e con i figli ha patito il confino per antifascismo dal 1940 al 1943. Nel 1950 ha sposato in seconde nozze lo scrittore Gabriele Baldini.
Ha vissuto a lungo a Torino, ed è stata redattrice della Casa editrice Einaudi.
I suoi libri di narrativa (“La strada che va in città”, 1942; “È stato così”, 1947; “Tutti i nostri ieri”, 1952; “Valentino”, 1957, premio Viareggio; “Le voci della sera”, 1961; “Caro Michele”, 1973; “La città e la casa”, 1984), di memorie (“Lessico famigliare”, 1963, premio Strega), di saggi (“Le piccole virtù”, 1962; “Mai devi domandarmi”, 1970; “Vita immaginaria”, 1974; “La famiglia Manzoni”, 1983) sono caratterizzati da una scrittura nitida e sommessa e da un sottile impasto tonale che va dall’ironia alla saggezza, adatto a cogliere i piccoli gesti esemplari della vita quotidiana.
Più direttamente impegnato il testo “Serena Cruz o la vera giustizia”, 1990, pamphlet sul problema dell’adozione.
Nel suo teatro (raccolto nei volumi “Ti ho sposato per allegria e altre commedie”, 1967, e “Paese di mare”, 1973; cui sono seguiti “La poltrona”, 1985, e “L’interventista”, 1988) i temi e le propensioni stilistiche della G. tornano in un gioco dialogico di precisa e quasi astratta eleganza.
Nel 1983 Natalia viene eletta in Parlamento nelle liste del Partito Comunista Italiano, come indipendente, dove si impegna, animata da grande senso di giustizia e passione in cause umanitarie importanti.
Muore nell’ottobre del 1991, nella sua casa romana.
Qualche anno prima, in un articolo, aveva scritto:
“…pensiamo che la morte darà riposo. Immaginiamo allora la morte come un piccolo paese, o come una piccola casa, o una stanza. Qui abiteremo per sempre, con tutte le persone che abbiamo amato. Delle diverse idee che abbiamo sulla morte, questa è l’idea che più di tutte ci è cara. Il vero riposo è stare sempre con le persone amate. E perché non potrebbe essere così la morte? Chi l’ha detto che non sarà così?”

fonti: Enciclopedia della Letteratura Garzanti 2007; Archivio storico Einaudi; Profili di donne Album di Adele

La trama

Premio Strega 1963. “Lessico famigliare” è il libro di Natalia Ginzburg che ha avuto maggiori e più duraturi riflessi nella critica e nei lettori. La chiave di questo straordinario romanzo è delineata già nel titolo. Famigliare, perché racconta la storia di una famiglia ebraica e antifascista, i Levi, a Torino tra gli anni Trenta e i Cinquanta del Novecento. E Lessico perché le strade della memoria passano attraverso il ricordo di frasi, modi di dire, espressioni gergali. Scrive la Ginzburg: “Noi siamo cinque fratelli. Abitiamo in città diverse, alcuni di noi stanno all’estero: e non ci scriviamo spesso. Quando c’incontriamo, possiamo essere, l’uno con l’altro, indifferenti, o distratti. Ma basta, fra noi, una parola. Basta una parola, una frase, una di quelle frasi antiche, sentite e ripetute infinite volte, nel tempo della nostra infanzia. Ci basta dire ‘Non siamo venuti a Bergamo per fare campagna’ o ‘De cosa spussa l’acido cloridrico’, per ritrovare a un tratto i nostri antichi rapporti, e la nostra infanzia e giovinezza, legata indissolubilmente a quelle frasi, a quelle parole”. In appendice la Cronistoria di “Lessico famigliare” a cura di Domenico Scarpa e uno scritto di Cesare Garboli. Introduzione di Cesare Sagre.

 

Elisa Santucci

Pubblicato da Elisa Santucci

Sono Elisa Santucci , amministratrice e fondatrice dall'8 luglio 2016, questo blog è casa mia ed adesso anche casa vostra, cari lettori. Tutti abbiamo dei sogni nel cassetto e poiché i sogni son desideri ilo mio si è avverato grazie alla stima ed alla fiducia che voi tutti avete riposto in me. Insieme siamo riusciti a condividere le stesse passioni, emozionandoci giorno dopo giorno. Grazie alla bellezza della Poesia, della Mitologia, della Letteratura, dell’Arte e della Cultura in generale. Il nostro blog è una piccola finestra che si affaccia al mondo letterario ed all’amore per i libri che ancora oggi riesce ad ” unire ” persone di tutto il mondo. Fino a quando leggeremo saremo tutti più vicini, più uniti, più simili gli uni agli altri. Ricordate la lettura è libertà.

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