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Le diverse declinazioni dell’amore: dal romanzo “The Price of Salt” al film “Carol”

Le diverse declinazioni dell’amore: dal romanzo “The Price of Salt” di  Patricia Highsmith al film “Carol” vincitore al Festival di Cannes.

“Com’è mai possibile amare e avere paura? Le due cose non andavano d’accordo… Com’era possibile avere paura, quando loro due diventavano di giorno in giorno più forti? E di notte in notte in notte Ogni notte era diversa, e ogni mattino. Insieme possedevano un miracolo”.
 Patricia Highsmith, The Price of Salt (Carol).

Quando Patricia Highsmith pubblicò nel 1952 il suo secondo romanzo “The Price of Salt “ovvero “Carol” fu costretta a fare una scelta: pubblicarlo sotto pseudonimo, facendosi chiamare Claire Morgan.

Il suo editore, Harper & Brothers, si era infatti rifiutato di assumerne la paternità editoriale perché dubitava del successo di un romanzo che trattava un tema piuttosto scottante come una relazione omosessuale, e fu già molto se riuscì a trovare un nuovo editore.

Claire Morgan aleas Patricia Highsmith  raccontò infatti, in pieni anni cinquanta, la storia d’amore fra due donne: Carol, ricca e bellissima, e Therese, giovane aspirante scenografa.

Carol e Therese si incontrano in un negozio di giocattoli, dove Therese lavora per guadagnare qualcosa in attesa di realizzare i suoi progetti professionali e capiscono da subito di avere delle “affinità elettive”.

Il desiderio di frequentarsi cresce giorno dopo giorno, soprattutto perché Carol ha finalmente deciso di chiudere il rapporto con suo marito, per il quale prova solo pietà: l’uomo la costringe infatti a recitare il ruolo di moglie perfetta che lei non sente più di essere.

Nonostante le due donne appartengano a mondi differenti, si comprendono molto di più di quanto ciascuna di loro si senta capita nel contesto in cui vive; impulsivamente  prendono una decisione che lascia interdetti i rispettivi compagni di vita: decidono di fare un viaggio insieme, in auto.

E’ un viaggio pionieristico, una fuga verso la libertà che porterà Carol e Therese fino allo Utah, durante il quale emozioni sempre più forti  e incontrollabili  si impossesseranno di loro.

Ma mentre i loro sentimenti e le loro passioni prendono corpo e le travolgono, un investigatore privato, assoldato dal marito di Carol, le segue e raccoglie testimonianze tese a ricattare la donna sull’unico elemento per il quale lei è negoziabile: la figlia Rindy.

Tra l’amore per Therese e l’amore per la figlia Carol non ha dubbi e tronca il rapporto appena nato, nel tentativo di recuperare la relazione con sua figlia, ma non accetta di ritornare con il marito, perdendo, a causa di ciò, la custodia della piccola.

Assieme alla tematica decisamente “scandalosa” per quei tempi che Patricia Highsmith ha avuto il coraggio di trattare in quest’opera, l’aspetto più innovativo del romanzo è sicuramente il finale della storia: Carol riesce a far comprendere al marito che il loro ruolo di genitori deve essere svolto a prescindere dal loro rapporto di coppia e arrivano a un compromesso che non ridà alla donna la custodia della bambina ma neppure le toglie il diritto di incontrarla e di esercitare la sua genitorialità.

In pieni anni ’50, nonostante la sua omosessualità…le viene riconosciuto il diritto di svolgere il suo ruolo di madre.

La Highsmith conclude inoltre il romanzo con un messaggio di speranza molto forte: Carol e Therese ritornano insieme, noncuranti della mentalità dell’epoca in cui vivono, affermando il principio che la vita vada vissuta come ci si sente di viverla, a prescindere dai condizionamenti sociali e culturali.

Circa cinquanta anni dopo, nel 2015, il regista Todd Haynes decide di fare di questo romanzo, molto caro alle minoranze gay americane, un film, portando sullo schermo quello che era la storia vera della scrittrice.

L’opera cinematografica, interpretata da una fascinosa Cate Blancett, alla quale sono andate numerose nomination e dalla giovane Rooney Mara, vincitrice del “Premio come miglior attrice protagonista” al Festival di Cannes, ci trasmette con grande intensità il messaggio come, indipendentemente dall’epoca in cui i sentimenti umani nascono e sbocciano, hanno un valore assoluto. E non abdicabile.

Profondamente fedele all’impianto narrativo e descrittivo, “Carol” è un film bellissimo, e se non intuissimo dall’ambientazione che si svolge più di mezzo secolo fa, sembrerebbe descrivere la nostra società moderna, puritana e discriminatrice, anche se apparentemente buonista.

Il momento più significativo della storia è sicuramente il viaggio delle due donne, alla ricerca della libertà, per il quale la rappresentazione cinematografica è sicuramente più suggestiva rispetto a quella scritta: entrambe, decidendo di partire, scelgono di capire piuttosto che di ignorare, scelgono di vivere piuttosto che di sopravvivere.

E ci portano alla mente altre fughe cinematografiche dai colori simili, come quella di Thelma e Louise nell’omonimo film, o quello di Beatrice e Donatella, nella “Pazza gioia” di Virzì. Il viaggio che ha come meta il ritrovare la vera identità.

Forse perché le donne per essere se stesse devono fuggire dai contesti personali che le vogliono perfettamente sincronizzate con quello che ci si aspetta da loro.

Forse perché l’umanità si sente più tranquilla ancorata ai stereotipi, soprattutto riguardo alla sessualità.

La giovane Therese, che rappresenta la stessa scrittrice, nel suo barcamenarsi con estrema difficoltà in un mondo regolato dai pregiudizi, non è molto lontana dai tanti giovani che oggi sentono di voler vivere i loro sentimenti con una modalità differente e ne reclamano la legittimità.

La nostra società, cosiddetta civile, è però ancora molto molto lontana dal considerare l’amore come un sentimento appartenente al mondo delle emozioni e non il frutto di una regola di tipo umano o religioso: l’amore, in quanto tale, non è in nessun modo “irreggimentabile” in nessun tipo di classificazione, meno che mai quelle di genere.

Rita Scarpelli

Rita Scarpelli

Pubblicato da Rita Scarpelli

Sono Rita Scarpelli e vivo a Napoli, una città complessa ma, allo stesso tempo, quasi surreale con i suoi mille volti e le sue molteplici sfaccettature. Anche forse grazie a questa magia, da quando ero bambina ho amato la lettura e la scrittura . Nonostante gli studi in Economia e Commercio mi abbiano condotta verso altri saperi e altre esperienze professionali, il mio mondo interiore è sempre stato popolato dai personaggi e dalle storie dei libri che leggevo e ancora oggi credo fortemente che leggere sia un’esperienza meravigliosa. Parafrasando Umberto Eco, “Chi non legge avrà vissuto una sola vita, la propria, mentre chi legge avrà vissuto 5000 anni…perché la lettura è un’immortalità all’indietro”. Lo scorso anno ho vissuto l’esperienza incredibile di pubblicare il mio romanzo di esordio “ E’ PASSATO”, nato dalla sinergia dell’ amore per la scrittura con la mia seconda grande passione che è la psicologia. E poiché non c’è niente di più bello di condividere quello che ama con gli altri, eccomi qui insieme a voi!

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