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Le dee del miele di Emma Fenu

Le dee del miele

Emma Fenu
Le Dee del miele” è una storia, ispirata alla realtà, che si snoda attraverso tutto il Novecento, ambientata in una Sardegna intrisa di mito e memoria. In tale contesto, in cui si fonde un universo parallelo di spiriti, fate e demoni, spetta al mondo muliebre vegliare sulla vita e sulla morte. Le protagoniste sono, infatti, quattro donne: Caterina e Lisetta, fanciulle che non si conoscono, ma che diverranno consuocere; Marianna, figlia adottiva di Lisetta; e Eva, figlia di Marianna. Sono creature diverse fra loro, per ceto sociale e vissuto, ma legate dai fili del destino fino a divenire parte l’una dell’altra, tramite un cordone ombelicale di sangue, luna, farina, miele, mistero, esoterismo e agnizioni. Sarà Eva a riannodare il filo rosso di mestruazioni, parti e aborti delle sue antenate e a scoprire il vero segreto del “dono” di famiglia. Questa è, dunque, una storia di Donne. Donne madri, forti come Dee, capaci di rinascere dopo infinite eclissi. Donne mamme, lune piene, dolci come miele. Dee del miele.

Introduzione

“Il miele è la bucolica lontana
del pastore, la zampogna e l’olivo,
fratello del latte e delle ghiande,
regine supreme dell’età dell’oro.
Federico Garcia Lorca

Ho letto tanti libri che parlano di donne: romanzi, racconti, saggi.
Forse per questo mi sono avvicinata a “Le dee del Miele” di Emma Fenu, con la convinzione che avrei assistito alla solita saga familiare, dove le donne sono narrate come eroine che affrontano mille difficoltà dalle quali, alla fine, emergono sempre vittoriose.

Recensione

In verità, già dalle prime pagine di questo romanzo, ho sospettato che ciò che mi aspettavo fosse molto differente da quello che avrei scoperto, andando avanti nella lettura.
E infatti è accaduto proprio così.
Innanzitutto la storia narrata, che ci fa conoscere non donne ma creature femminili: Caterina, Lisetta, Marianna, Eva sono, infatti, figlie del creato, che nel creato vivono la loro esistenza, esprimendo, attraverso il loro rapporto con il cosmo, le infinite sfaccettature di cui si compone la vita.
La Fenu ci racconta di Caterina, Lisetta, Marianna, Eva, ma anche Bastianina, Tzia Giovanna e Monica, senza dare mai loro un’immagine statica: sono, allo stesso tempo, sole e luna, bellezza e orrore, grandezza e meschinità, streghe e fate.
E le loro storie scorrono intrecciandosi, pur mantenendo una profonda individualità per ciascuna di esse: ognuna è narrata nei suoi desideri, nelle sue speranze ma anche attraverso dolori, delusioni e scherzi del destino.
Un aspetto in particolare conferisce coralità alle emozioni delle protagoniste: la maternità, che si esprime per ciascuna di esse con poetica bellezza, ma anche con profonda sofferenza, diventando parte fondante del vissuto individuale.
Perciò, secondo il mio sentire, la vera protagonista di questo romanzo è la natura, descritta dalla surreale penna della Fenu: una penna che, quando si poggia sul foglio, diviene un pennello, capace di rendere le emozioni dell’autrice in forma pittorica.
Le parole dell’autrice diventano gouache da ammirare, capaci di accendere profonde emozioni che spaziano in tutti i cinque sensi.
“I fiori biancastri della cipolla che, nel secondo piano di vita della pianta, si offrivano all’opera fecondatrice delle api, si disperdevano, ostaggi del vento, come fiocchi di neve estiva posandosi, dolci e delicati come farfalle stanche, una fulva e una corvina.
Arrivata alle ultime pagine del romanzo, mi si è definitivamente rivelato il senso del titolo, “Le dee del miele”: il rapporto tra il miele e l’universo femminile è la sublime incarnazione del senso soprannaturale della bellezza.
“Il miele veniva spremuto dalle mani delle donne, che pigiavano con forza le celle dalla forma perfetta, come per stillare latte da mammelle di mucche sacre. Infine il liquido aureo era travasato in brocche dalla bocca capiente, idonee per filtrare prima con crivelli di vimini e poi con teli di lino”.
Profondo poi è il legame fra l’autrice e la sua terra, la Sardegna, che fa da scenario alle vicende dei personaggi: un rapporto di passione e di dolore, estrinsecato attraverso le filastrocche, espressioni dialettali e usi locali, grazie ai quali il lettore cessa, per qualche ora, di essere italiano per diventare sardo, nel senso più magico del termine.
Un’ultima riflessione: durante la lettura più volte mi è venuta in mente Isabel Allende.
All’inizio del capitolo quarto, che è anche l’ultimo, leggo una citazione tratta da “La casa degli spiriti”, appunto della Allende.
Credo proprio che la Fenu sia, con la sua scrittura, sulla strada immaginifica della prima Allende: meraviglioso auspicio, secondo la mia opinione, per il suo futuro letterario.

Conclusioni

Collaborare a un Blog dà l’opportunità di entrare a contatto con approcci alla scrittura molto differenti: il bello di questa passione è soprattutto quello di stupirsi ancora.
Il romanzo di Emma Fenu è uno di quei casi: un girotondo dove le protagoniste si tengono per mano e danzano le loro storie attorno alla terra alla quale appartengono, una scrittura che fa della magia espressione di poesia e della femminilità coniugazione di umanità.

Voto

5/5

Citazioni

“Il paesaggio fugge, tradito dal finestrino del treno. Montagne calcaree, arbusti verde intenso, pascoli costellati di greggi, case coloniche dipinte di fresco, fiumi assetati, tutto filtrato attraverso l’immagine di un viso di donna riflesso sul vetro.”

Recensione di Rita Scarpelli

Rita Scarpelli

Pubblicato da Rita Scarpelli

Sono Rita Scarpelli e vivo a Napoli, una città complessa ma, allo stesso tempo, quasi surreale con i suoi mille volti e le sue molteplici sfaccettature. Anche forse grazie a questa magia, da quando ero bambina ho amato la lettura e la scrittura . Nonostante gli studi in Economia e Commercio mi abbiano condotta verso altri saperi e altre esperienze professionali, il mio mondo interiore è sempre stato popolato dai personaggi e dalle storie dei libri che leggevo e ancora oggi credo fortemente che leggere sia un’esperienza meravigliosa. Parafrasando Umberto Eco, “Chi non legge avrà vissuto una sola vita, la propria, mentre chi legge avrà vissuto 5000 anni…perché la lettura è un’immortalità all’indietro”. Lo scorso anno ho vissuto l’esperienza incredibile di pubblicare il mio romanzo di esordio “ E’ PASSATO”, nato dalla sinergia dell’ amore per la scrittura con la mia seconda grande passione che è la psicologia. E poiché non c’è niente di più bello di condividere quello che ama con gli altri, eccomi qui insieme a voi!

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