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Kolja – Una storia familiare di Giulia Corsalini

Kolja – una storia familiare

Giulia Corsalini
Un’estate, nella casa di un paese sul mare, una coppia separata da anni ospita tre bambini ucraini: sono Natasa e i fratelli Kolja e Katja, approdati in Italia dal loro orfanotrofio per trascorrere delle “vacanze di risanamento”. Natalia e Marcello si trovano così a tentare di rimettere insieme i pezzi del loro rapporto compromesso, per affrontare un’esperienza che si dimostra fin da subito spiazzante: cosa si aspettano da questi bambini estranei, difficili da decifrare e già segnati dalla vita? E cosa possono dar loro, quale illusione di concordia e fiducia, se sono i primi a non orientarsi più nelle loro esistenze bloccate e deluse? Alla fine di una stagione divisa per tutti tra tenerezza e spaesamento, ogni cosa sembra tornare come prima, ma con un nuovo carico di dubbi e aspettative sospese: i bambini nel loro lontano orfanotrofio, Marcello ripiegato sui suoi studi latini, Natalia riassorbita dal suo temperamento ombroso. Fino a quando, durante il conflitto scoppiato in Ucraina, si perdono le tracce dell’irrequieto, fragile Kolja; e per la coppia la ricerca del bambino si allarga a interrogativi divenuti impellenti sulla responsabilità, sul senso dell’essere genitori e sulla difficile – possibile? – costruzione di una famiglia irregolare, che raccolga in sé il delicato equilibrio di cinque destini incerti e intrecciati.

Introduzione

La famiglia è il centro dell’ universo di una persona però nel corso degli è mutata esattamente come la società perchè inevitabilmente è un suo microcosmo di rappresentanza . Le ramificazioni possono essere molteplici e ognuno si può creare la propria di famiglia, dovrebbero essere tutte accettate perchè l’unico metro di giudizio è il battito di un cuore . Ci sono radici però che non sono forti e hanno paura a mostrarsi nella loro isolata fragilità, causata sempre da fattori esterni che complicano ulteriormente l’esistenza mandando un soggetto allo sbando tra i vizi più neri e il torbido abbandono di corpi alla deriva. Mettere al mondo un figlio è un dono ma non sempre si può svolgere perfettamente questo compito. In alcune particolari situazioni si preferisce far crescere la creatura con estranei per potergli garantire un futuro diverso, non privo di problemi ma sicuramente più roseo . Ė un atto d’amore doloroso , come staccarsi il cuore dal petto. La famiglia è la nostra storia , il porto sicuro dove rifugiarsi quando le ombre colorano la vita . Voltarsi e trovare qualcuno che ti aiuta ,ti tende una mano colma quella solitudine interiore che perennemente alberga nel nostro animo . I rapporti parentali si deteriorano con il passare del tempo e in alcuni casi facendo emergere un senso protettivo di estraneità . Esso è protettivo perchè la delusione in qualche modo è stata cocente . Così si formano almeno due gruppi di famiglie quelle di sangue e quella che ci scegliamo . Si sa per certo soltanto che solo due persone anche quando non condivideranno le tue scelte ti staranno sempre accanto e sono il padre e la madre , coloro che hanno deciso di esserlo e con cui si crea un rapporto unico al mondo anche quando essi diventano mancanza ma continuano ad esistere nel variegato ponte dei ricordi . Giulia Corsalini ha scritto una storia commovente che ci ricorda quanto la procreazione sia relativa perché in realtà quello che conta veramente è l’autenticità del bene .

Aneddoti personali

Ho avuto modo di conoscere Giulia durante un convegno letterario organizzato all’ Università di Palermo dalle bravissime docenti Ambra Carta e Rosa Marchese , non lo dico per piaggeria ma perchè sono veramente speciali come persone prima di tutto . Era un convegno sull’ importanza della letteratura nella vita e nella didattica . Era una platea numerosa di giovani e spero che qualcosa sia rimasto di quell’ incontro Io a casa ho portato più di quanto avessi sperato, l’inizio di una bella amicizia . Giulia è una persona estremamente gentile e questa è la sua cifra di riconoscimento Ti conquista con la sua anima bella , la sua raffinata cultura ma soprattutto la pacatezza . Mi colpì all’ epoca il fatto che annotava cronologicamente le letture svolte e poi la passione per gli autori russi ci ha fatto entrare ufficialmente in sintonia . Per tutti questi motivi sono contento di poter scrivere una recensione del suo nuovo romanzo .

Recensione

L’immagine letteraria con cui si potrebbe descrivere questo romanzo è quella di Enea che porta sulle spalle il padre Anchise e il figlio Iulo che gli cammina accanto . Un uomo che è padre e figlio nello stesso momento e impara la riconoscenza e la responsabilità , mentre la sua città brucia e con esso svanisce il potere associativo dei ricordi , ed ogni volta che essi torneranno saranno carichi di un dolore che chiede prepotentemente di essere affrontato . La scrittura risente degli studi leopardiani svolti dall’autrice e indaga la solitudine partendo da un caso particolare ma rivolgendosi alla collettività richiedendo di svegliarsi dall’ antico torpore . Il romanzo è diviso in tre parti è coronato da una scrittura contraddistinta dalla ricercatezza della parola . Questa è la storia di Marcello e Natalia due esseri inizialmente apatici . Entrambi sono appassionati di letteratura ma essa da vera passione è diventata una gabbia invisibile che ha fatto perdere la capacità forse non del tutto acquisita di rapportarsi con il mondo e tra di loro . Sono due ex perfettamente equidistante ma tale distanza sembra incolmabile , soffocati dalla loro ultima solitudine , in balia dalla corrente del tempo rischiano di perdere di vista il loro sè più autentico , fino a quando qualcuno inaspettamente non giunge a salvarli . Marcello è un filologo che si occupa principalmente di letteratura latina e di Virgilio , Natalia una giornalista aspirante scrittrice che cerca sempre qualcuno cui aggrapparsi che non riesce inizialmente a tenere a bada dubbi , ansie e paure . Questi due personaggi sono alla ricerca della loro completezza proprio come uomo e donna , sono due moderni Enea e Didone che si sono amati che poi sono irrimediabilmente divisi . La casa al mare è la loro Cartagine , il luogo dell’ amore e del confronto , il loro inferno è individuale ma ad un certo punto quando entrano in contratto con quello dell’ Ucraina in guerra e lo sfondo storico e sociale di una cultura diversa e delle molteplici difficoltà diventa collettivo, facendo riscoprire i valori della reciprocità e della condivisione .Ritornando alle analogie con Enea e Didone si può aggiungere che entrambi esattamente come i personaggi virgiliani vivono un lungo momento d’ impassibilità e chiusura all’ ascolto . L’autrice compie da questo punto di vista un eccezionale lavoro fisiognomico , i volti sono tratteggiati ma squarcia il loro animo a un punto tale che la purezza delle emozioni riemerge prepotentemente consegnandoci il vero vultus dei due protagonisti. L’autrice decide di regalare loro una possibilità di riscatto che è rappresentata da tre ragazzini ucraini Natasa Kolja e Katja che i due ospitano per un periodo . Per i ragazzi che vivono in un istituto, le chiamano vacanze di risanamento ma rappresentano per loro uno squarcio di normalità . Due di loro sono ulteriormente considerati oligofrenici e per questo per la società sono diversi dagli altri . Questa è la loro occasione di essere trattati per ciò che sono , dei bambini , soggetti in costante evoluzione che devono scoprire la bellezza del mondo e non solo l’orrore . Chi salva chi ? Un ‘unica certezza nessuno si salva da solo . Nella loro nuova partita Marcello e Natalia hanno la possibilità di riconoscere i segnali dell’ antica fiamma ma con una nuova sfumatura , non sono più soli , hanno qualcuno di cui prendersi cura . Come attori sociali si ritrovano a recitare un nuovo ruolo , quello genitoriale a utilizzando i vari codici emotivi vivranno momenti indimenticabili perchè i colori del vero amore rendono sempre le persone migliori .

Conclusioni

Consiglio questo libro davvero a tutti , una storia commovente che arricchirà notevolmente l’anima dei lettori .

Recensione di Francesco De Filippi

Pubblicato da Francesco De Filippi

Mi chiamo Francesco De Filippi un giovane siciliano da poco dottore in Filologia moderna e italianistica . Il settore umanistico non è una passione ma il motore della mia esistenza . Il teatro e i libri mi hanno salvato la vita dalle difficoltà e credetemi sono state tante . Aspirante scrittore con la voglia di insegnare sperando di trasmettere tutto l'amore che ho per i libri . Le persone e gli amori vanno i libri restano , sono i nostri compagni più fedeli , non ci tradiranno mai e soprattutto ci permettono di sognare. Dobbiamo difendere i libri perchè nessuno può uccidere i nostri sogni . Accetto di far parte di questo blog perchè fin dalla prima volta mi sono sentito subito in famiglia . Mi sembra il posto giusto dove essere me stesso perchè posso condividere letture . Sapere che le persone acquistano i libri che consiglio mi rende felice , per questo non vedo l'ora di iniziare quest' avventura!! Un caro saluto Francesco.

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