John Lennon Storia di una vita spezzata

 

Era un lunedì sera, quello dell’8 dicembre 1980, quando un revolver Charter Arms .38 Special, impugnato da Mark David Chapman colpì, ferendo a morte il noto musicista inglese John Winston Lennon, a tutti noto semplicemente come John Lennon, all’ingresso del Dakota Building, la sua residenza di New York. L’omicidio avvenne intorno alle 22.50. Lennon era appena tornato a casa per poter dare la buona notte al figlio Sean di 5 anni, insieme alla moglie Yoko Ono, con cui era stato a una seduta di registrazione al Record Plant Studio. L’arma sparò cinque colpi: il primo infranse una finestra del Dakota Building, due proiettili colpirono Lennon sul lato sinistro della schiena e altri due gli arrivarono alla spalla sinistra. Uno trapassò l’aorta. Prima di rovinare al suolo, il musicista, completamente insanguinato, riuscì a dire: “I’m shot, I’m shot” (Mi hanno sparato, mi hanno sparato). Lennon fu trasportato al Roosevelt Hospital ma, nonostante gli innumerevoli tentativi di rianimazione, morì probabilmente alle 23.07 e fu ufficialmente dichiarato morto alle 23.15. Le sue spoglie furono cremate al Ferncliff Cemetery di Hartsdale, New York, e non venne celebrato alcun funerale.

Yoko Ono, rivolta ai fans, disse: “Non c’è funerale per John. John amava e pregava per la razza umana. Per favore fate lo stesso per lui. Con amore, Yoko e Sean.”

Il 14 dicembre 1980, milioni di persone in tutto il mondo, fermarono le loro attività per dieci minuti. Trentamila si riunirono a Liverpool e circa 225 mila si recarono a Central Park. Chapman fu arrestato immediatamente e fu ritrovato dagli agenti a leggere “Il giovane Holden” di Salinger. Fu accusato di omicidio di secondo grado e condannato ad una pena da un minimo di 20 anni al massimo all’ergastolo. Dopo aver scontato il minimo della pena, gli fu respinta la richiesta di scarcerazione numerose volte e, dopo aver trascorso i primi 30 anni nel carcere di Attica, nel 2012 fu trasferito in quello di Wende. Chapman era ossessionato da Lennon, al punto di sposare, nel 1979, una donna americana di origine giapponese somigliante a Yoko Ono. Con il tempo si convinse che Lennon aveva tradito gli ideali della sua generazione e per questo andava punito. Alla domanda sul perché del suo folle gesto, rispose:

“Mi sentivo tradito, ma a un livello puramente idealistico. Vagando per le biblioteche di Honolulu mi imbattei in “John Lennon: One Day at a Time”. Quel libro mi ferì perché mostrava un parassita che viveva la dolce vita in un elegante appartamento di New York. Mi sembrava sbagliato che l’artefice di tutte quelle canzoni di pace, amore e fratellanza, potesse essere tanto ricco. La cosa che mi faceva imbestialire di più era che lui avesse sfondato, mentre io no. Eravamo come due treni che correvano l’uno contro l’altro sullo stesso binario. Il suo “tutto” e il mio “nulla” hanno finito per scontrarsi frontalmente. Nella cieca rabbia e depressione di allora, quella era l’unica via d’uscita. L’unico modo per vedere la luce alla fine del tunnel era ucciderlo.”

Nel 2010 Chapman rilasciò una dichiarazione: “Mi dispiace per aver causato tutto questo dolore.

” Un gesto folle, dunque, compiuto da un fan represso e mosso da “desiderio di attenzione”. In realtà esiste anche un’altra teoria: Lennon, oltre ad essere un cantante di fama mondiale, era un attivista che manifestava contro la guerra del Vietnam e appoggiava lo sciopero degli operai nei cantieri navali. Dunque, i federali, misero sotto controllo il suo telefono e lo pedinarono per anni. Nel 1972 Lennon affermò: “Se succede qualcosa a Yoko e a me, non sarà un incidente.”

In considerazione di tutto questo, c’è chi ha ipotizzato che Chapman fosse un assassino della CIA a cui era stato fatto una sorta di lavaggio del cervello che lo avrebbe indotto ad ammazzare il musicista per volontà del governo statunitense. Qualunque sia la verità, noi oggi vogliamo ricordare John Lennon come un grande musicista, cantautore e poeta, che nel 1960 ha fondato insieme a Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr (che sostituì Pete Best alla batteria) un gruppo musicale che ha segnato un’epoca, i Beatles. Insieme a loro prima, e da solista dopo lo scioglimento avvenuto nel 1970, ha contribuito all’evoluzione non solo del panorama musicale, ma anche delle mode, dei costumi e degli stili di vita. Un astro nel firmamento musicale che brillerà eternamente.

Fabiana Manna

 

Pubblicato da Fabiana Manna

Salve! Sono Fabiana Manna e adoro i libri, l’arte, la musica e i viaggi. Amo la lettura in ogni sua forma, anche se prediligo i thriller, i gialli e i romanzi a sfondo psicologico. Sono assolutamente entusiasta dell’idea della condivisione delle emozioni, delle impressioni e delle percezioni che scaturiscono dalla lettura e dalla cultura. Spero di essere una buona compagna di viaggio!

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