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Il mondo incantato dei libri incontra Elisabetta Palma

Il mondo incantato dei libri incontra Alessandra Palma

Il Blog “Il Mondo incantato dei libri” incontra Elisabetta Palma,autrice del romanzo SPLENDIDA E’ LA VITA

La recensione del libro ” Splendida è la vita” a cura di Rita Scarpelli

https://ilmondoincantatodeilibri.altervista.org/splendida-e-la-vita-di-elisabetta-palma/

Benvenuta cara Elisabetta nel nostro salotto virtuale!

Abbiamo tante domande da porti sul tuo romanzo, il cui titolo è già un invito alla lettura.

Partiamo subito con la prima: Lo scorso dicembre è stato pubblicato appunto il romanzo “Splendida è la vita”, tua prima esperienza letteraria.

Come nasce in Elisabetta Palma, insegnante, esperta in psicologia giuridica e in grafologia, il desiderio di scrivere un romanzo?

Ho sempre avuto la passione di annotare appunti, riflessioni o   stralci  di letture e,  in questa passione, si è annidato anche il desiderio di scrivere qualcosa di più ampio, qualcosa che avesse una sua trama e una sua vita. Ma trovavo ovviamente delle difficoltà oggettive perché, pur avendo già scritto e pubblicato un saggio sulla scrittura di Verga, non mi ero mai cimentata nella stesura di un’opera di narrativa che, in quanto tale, ha delle regole tutte sue.  

Avevo però in mente una storia che volevo raccontare e così ho iniziato la prima stesura con molta umiltà. Sentivo che in ciò che scrivevo  c’era un ritmo narrativo che mi piaceva, che aveva un senso, una direzione, un moto proprio e, quindi, ho continuato con l’entusiasmo della neofita e la fortuna della principiante.

Il desiderio di scrivere un romanzo è così diventato realtà, una realtà che narrava mentre narravo.

 Lisa, la protagonista, è una bambina complessa che i genitori hanno difficoltà a gestire sin dai primi anni di vita e che diventerà una donna altrettanto articolata nei suoi desiderata e nelle sue scelte. Qual è il vero punto cruciale della relazione “genitori-figlia”, che determina il comportamento di papà Luca e  mamma Rosina  nei confronti di Lisa, rispetto a quello agito con gli altri figli?

La storia narrata appartiene a un’altra generazione e a un periodo in cui alla severità genitoriale si opponevano le prime ribellioni giovanili, il bisogno di essere se stessi, una diversa visione della donna e  una nuova interpretazione della femminilità e della sessualità. A dare maggiore risonanza alla severità di Luca e Rosina contribuiva pure il ristretto  contesto della cittadina in cui viveva la famiglia Lampa. Bisognava dare conto e, quindi, occorreva coprirsi di una ottima reputazione soprattutto se si era una donna.

Lisa, la protagonista, nasce “diversa” rispetto agli altri figli e la sua diversità emerge subito nella ribellione alle costrizioni genitoriali e parentali e in una inquietudine del cuore che la induce a cercare felicità e senso della vita in esperienze forti.

Lisa è quel vento nuovo che porta sempre tempesta in famiglia ma  il vento non lo si può imprigionare e, per questo,  risultano  vani i tentativi di Luca e Rosina di mettere le catene alla figlia e di inquadrarla, anzi addomesticarla,  secondo schemi prefissati. E così, mentre lei è una “cercatrice di sogni da realizzare” e segue la sua indole indomita, gli altri ragazzi Lampa invece si adeguano e si adattano al contesto, probabilmente senza neanche accorgersi che, appena oltre il muro, c’è un mondo da scoprire.   

La tua opera ruota principalmente attorno al microcosmo “famiglia”, argomento in questi ultimi tempi al centro di  aspri dibattiti e  oggetto di differenti  connotazioni. Cosa penserebbe Lisa Lampa delle diverse interpretazioni, invocate da parti spesso avverse, del concetto di Famiglia?

Nella nostra epoca la famiglia purtroppo appare come un’entità evanescente che ha perso un suo ruolo ben preciso e che ha smesso di essere punto di riferimento. Ci sono  state negli ultimi decenni sorprendenti trasformazioni ed evoluzioni velocissime che hanno corroso la famiglia di un tempo senza sapere ancora sostituire agli antichi valori, spesso discutibili per la loro graniticità, altri valori, fatti comunque di saldezza e presenza incisiva.

Senza volere dare alcun tipo di giudizio discriminatorio né alcun tipo di condanna, credo che la famiglia di questo inizio millennio è allargata, dilatata, amplificata, dimezzata, disorientata, smitizzata, dialogante ma non comunicativa, permissiva, protettiva eppure assente. Uomo-donna, uomo-uomo, donna-donna, marito-moglie, genitori-figli, figli-genitori-nonni, figli dell’uno/a-figli dell’altro/a sono uno, nessuno e centomila e, dunque, in realtà la famiglia “non è” perché  è “altro”, ma questo altro deve ancora essere definito, connotato,   accettato a livello sociale e garantito a livello legislativo.

In tanta confusione e in simili intrecci parentali Lisa Lampa, dall’indole ribelle, probabilmente rimarrebbe stupita da tali stravolgimenti e farebbe lei stessa fatica a trovare il suo posto, ma di certo sarebbe felice per le conquiste fatte e per le tappe progressiste raggiunte dal singolo e dalla collettività.

Personaggio di imponente significato è la madre, una donna che ha dato una grande importanza al lavoro, ma non ha voluto rinunciare alla costituzione di una  famiglia tradizionale con tanti figli.  Nella nostra epoca, caratterizzata da famiglie con pochissimi figli e da genitori presenzialisti nella vita dei loro ragazzi fino all’età adulta,(al punto di sostituirsi talvolta a loro nelle attività più banali), sarebbe possibile gestire la genitorialità  così come la concepiva Rosina?

Tutto è possibile se lo si riesce a fare, ma alla base ci sono sempre la volontà di agire in un certo modo e la motivazione. Credo però che Rosina sia una persona di altri tempi, quando si era abituati al sacrificio a oltranza,  alla privazione di quasi tutto e all’autoritarismo genitoriale che però spingeva i figli a crescere nella durezza e a diventare indipendenti. Oggi, invece, non è più così per nessuno e i genitori  aspirano a quella fetta di felicità da trovare anche oltre la famiglia, pur non rinunciando a superproteggere i figli e a  renderli spesso deboli di fronte alle sfide della vita perché concedono forse troppo. Ma queste sono le caratteristiche della società del terzo millennio, così fanno tutti ed è difficilissimo andare contro corrente stabilendo regole familiari diverse da quelle omologate per tutti.  

Lisa viene al mondo nel 1960 e la sua vita si sviluppa in un cinquantennio denso di evoluzioni nei costumi e nelle libertà individuali,  spesso lei sembra precorrere tali cambiamenti con i suoi comportamenti. Quanto c’è di Elisabetta Palma “donna” nella scelta di delineare un personaggio così “avanti” rispetto ai tempi?

Sicuramente c’è molto di me in Lisa anche se tra me e il personaggio del romanzo c’è una distanza dosata affinchè la narrazione non diventasse autobiografia. Questa distanza, ovviamente voluta,  viene vivificata da molti episodi che non appartengono  alla mia vita ma a quella di Lisa in cui, comunque,  traspare il mio sentire le trasformazioni collettive e individuali del periodo che fa da sfondo.

L’amore permea l’intera vicenda narrata, ma viene declinato in differenti accezioni. Quale può essere considerato, se c’è ovviamente, il denominatore comune delle varie articolazioni di tale sentimento?

Lisa, come ho spesso sottolineato, è una cercatrice e la sua ricerca si dirige sempre verso l’amore. Lei cerca un amore assoluto, che può saziare la sua fame, e invece incontra un amore imperfetto nelle relazioni sentimentali della giovinezza, nel marito, nella famiglia di origine e persino in Dio. Tanto amore e tanti amori hanno però una connotazione che li accomuna perché sono la voce di una Lisa che vuole imparare ad amare se stessa. La sua fame di amore infatti si placa solo quando diventa  capace di accettarsi e di amarsi e, accettando le sue parti più fragili, relativizza anche l’esterno, guardandolo con occhi meno impietosi. In altre parole la delusione procurata dagli amori imperfetti della sua vita si placa nella evoluzione della sua stessa interiorità.

Nell’ultima pagina leggiamo: “Ogni virata  era stata in fondo, spunto per conoscere e discernere e ora mai più avrebbe permesso ad altri di farla sentire in colpa  se qualcosa andava male”. E poi: Accorgersi di essere imperfetta e soprattutto accettarsi come tale le aveva dato un diverso respiro, una più vera identità”.

Quanto è importante la sofferenza per arrivare a scoprire se stessi in maniera autentica?

Forse si può arrivare al centro del proprio cuore anche senza soffrire e per qualcuno è stato così, ma è solo la sofferenza che spoglia, che toglie strati, che fa emergere ferite nascoste, che brucia maschere e ruoli.

E’ la sofferenza che mette realmente in crisi stratificazioni marmoree che soffocano anima e comportamento offrendo, per questo, opportunità di cambiamento e rinascita.

Nella vita di Lisa Lampa il rapporto con Dio riveste un ruolo fondamentale. Lo è altrettanto per Elisabetta Palma?

Lo è molto di più perché Dio ha un ruolo primario nella mia esistenza  ed è faro per la rotta. Questa mia spiritualità si è però andata costruendo gradatamente, passo dopo passo, fino a farmi scoprire un amore  profondissimo per questo Padre che è sempre accanto a me.

La tecnica narrativa di intervallare i capitoli con i diari della madre Rosina, attraverso i quali vengono narrati i complessi ragionamenti alla base delle scelte dei genitori, è di notevole impatto sul lettore: ci racconti come è nata questa idea?

L’idea è venuta fuori in modo spontaneo perché io non sono una romanziera, non scrivo per mestiere, non ho frequentato scuole di scrittura  e conosco poco le varie tecniche narrative. Eppure, mentre scrivevo la prima stesura, avvertivo la necessità di dare corpo a una voce fuori campo che chiarisse e completasse e, così, è nato il diario di Rosina che mostra una dolcezza del cuore che mai si sarebbe immaginata in lei per quel ruolo burbero che ha  nel romanzo.   

L’ultima domanda riguarda sempre il futuro…

Quali sono i progetti di Elisabetta Palma? Lisa Lampa vivrà altre storie o nasceranno nuovi personaggi in nuovi romanzi?

Sto già pensando a qualcosa ma è ancora tutto molto embrionale e allora, come ho già fatto per il primo romanzo,  inizierò ad appuntare ciò che mi viene in mente, e anche nel cuore, e poi si vedrà.

Grazie per questa bella intervista che mi ha permesso di interiorizzare ed esteriorizzare ancora per una volta la mia avventura di scrittrice.   

Il nostro Blog è stato felicissimo di averti qui: torna a trovarci…i nostri lettori restano in attesa della realizzazione dei tuoi prossimi progetti!

Rita Scarpelli

Rita Scarpelli

Pubblicato da Rita Scarpelli

Sono Rita Scarpelli e vivo a Napoli, una città complessa ma, allo stesso tempo, quasi surreale con i suoi mille volti e le sue molteplici sfaccettature. Anche forse grazie a questa magia, da quando ero bambina ho amato la lettura e la scrittura . Nonostante gli studi in Economia e Commercio mi abbiano condotta verso altri saperi e altre esperienze professionali, il mio mondo interiore è sempre stato popolato dai personaggi e dalle storie dei libri che leggevo e ancora oggi credo fortemente che leggere sia un’esperienza meravigliosa. Parafrasando Umberto Eco, “Chi non legge avrà vissuto una sola vita, la propria, mentre chi legge avrà vissuto 5000 anni…perché la lettura è un’immortalità all’indietro”. Lo scorso anno ho vissuto l’esperienza incredibile di pubblicare il mio romanzo di esordio “ E’ PASSATO”, nato dalla sinergia dell’ amore per la scrittura con la mia seconda grande passione che è la psicologia. E poiché non c’è niente di più bello di condividere quello che ama con gli altri, eccomi qui insieme a voi!

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