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“Ignorantocrazia – Perché in Italia non esiste la democrazia culturale”, di Gianni Canova

Ignorantocrazia – Perché in Italia non esiste la democrazia culturale

Gianni Canova
Sinossi
Gianni Canova tocca uno dei nervi scoperti del dibattito culturale in Italia, senza sconti per nessuno dei soggetti coinvolti: L’Italia del XXI secolo è diventato un paese culturalmente anoressico: dopo il neorealismo dell’immediato dopo-guerra mancano riferimenti culturali riconosciuti a livello internazionale e un paesaggio di consumo culturale degno di un paese sviluppato. Mentre l’intellettuale progressista-elitarista si gongola tra i suoi idoli (denaro, mostre e popolarità), l’unica vera rivoluzione culturale del XX secolo sembra rimasta quella del cinema. La domanda di fondo del saggio rimane: è possibile rianimare o costruire una nuova democrazia culturale nel Belpaese?

Introduzione


… Quando  l’ignoranza dilaga, e si fa sistema, diventa ignorantocrazia …

Aneddoti personali


Il biglietto da visita di ogni libro, romanzo o saggio che sia, è quasi sempre il titolo. Davanti a un titolo come “Ignorantocrazia”, si percepisce immediatamente di non avere a che fare con una lettura leggera ma si pensa comunque di intraprendere un percorso nel mare magnum di una società sempre più culturalmente deficitaria se non addirittura davanti ai soliti luoghi comuni sulla meritocrazia di genere.  Nulla di tutto ciò … o forse non nei termini che ci si aspetta …

Recensione


Prima di entrare nel vivo della recensione, occorre innanzitutto rendere noto che Gianni Canova è un saggista, Rettore della Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM di Milano, dove è anche docente ordinario di Storia e Critica del Cinema e Filmologia. E questo piccolo inciso sull’autore è fondamentale per poter entrare nel cuore del saggio; saggio che a mio avviso può essere considerato prettamente un testo di lezioni accademiche.   Il testo è diviso in due parti, la prima che l’autore definisce “militante”, si propone come richiesta d’aiuto, come ricerca di colpevoli e responsabili tra chi non ha saputo diffondere il piacere della conoscenza, rendendo arido e noioso il patrimonio culturale societario, creando un pubblico sempre più indifferente e disinteressato. Paragona la società attuale a quella rappresentata dal film di Truffaut del 1966 “Fahrenheit 451”, tratto dal romanzo distopico di Ray Bradbury. Una società nella quale tutto è ignifugo tranne i libri che appunto bruciano alla temperatura di 451 Fahrenheit.  Una società, quindi, senza libri e nella quale trova collocazione solo la TV che con i suoi programmi altro non fa che veicolare la mente, il pensiero, le azioni, le decisioni e il linguaggio degli “ignari” spettatori.  Canova mette in evidenza quanto, allo stato attuale, il film sia stato in tempi non sospetti, altamente profetico, poiché vede la realizzazione in una società moderna nella quale buona parte della popolazione e dei giovani in particolare, non ha mai letto un libro, entrato in un museo o a teatro, non ha mai assistito ad un vernissage di pittura o arte in genere.  Di chi è la colpa di tutto ciò? La famiglia, la scuola, i mass media, la politica, i finti intellettuali, la mala gestione? Ogni tassello ha contribuito a completare un puzzle fatto di desertificazione culturale.  La seconda parte del testo racchiude una serie di piccoli saggi dell’autore appartenenti ad un periodo remoto, attraverso i quali egli va alla ricerca di un possibile recupero di quella democrazia culturale che sembra oramai non appartenerci più. Ricerca questa che intraprende e analizza attraverso quattro differenti strade: il fumetto, con “l’eroe dai mille volti” Tex Willer; la letteratura con i romanzi noir-polizieschi di Giorgio Scerbanenco; la televisione, con la serie La Piovra e infine con il cinema di Ettore Scola.
Non entro ulteriormente in merito agli argomenti trattati, lasciando al lettore la curiosità di scoprire quello che, a mio avviso, è una forte denuncia contro una élite culturalmente ignorante e un progresso intellettuale che ruota, solo ed esclusivamente, intorno a totem aleatori ed effimeri di pseudo democrazia culturale.

Conclusioni


Pur essendo un testo impeccabile dal punto di vista narrativo e stilistico, non è una lettura di  semplice comprensione per non “addetti ai lavori” e, comunque, alquanto ostica per chi non proprio efferato in cinema, televisione e filmografia di genere.
Una lettura di nicchia da consigliare agli appassionati del settore.

Teresa Anania

Voto

3/5

Recensione di Teresa Anania

Teresa Anania

Pubblicato da Teresa Anania

Eccomi..... Sono Teresa Anania, e ho una passione sfrenata per i libri. Un amore iniziato ad otto anni e cresciuto nel tempo. Amo scrivere e riversare, nero su bianco, emozioni, sentimenti e pensieri concreti e astratti. La musica è la colonna sonora della mia vita. Ogni libro lascia traccia dentro di noi e con le recensioni, oltre a fornire informazioni "tecniche", si tenta di proiettare su chi le leggerà, le sensazioni e le emozioni suscitate. Beh..... ci provo! Spero di riuscire a farvi innamorare non solo dei libri ma della cultura in senso lato.

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