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Dallo stalking al femminicidio, il “non-amore”

Pare sia assurdo ribadire alcuni concetti apparentemente imprescindibili, ricordando cosa sia sbagliato fare, constatare che siamo tutti d’accordo nel condannare azioni riprovevoli e aberranti per poi scoprire che gli abusi e i soprusi sono una realtà costante e dilagante. Parliamo delle violenze e, nella fattispecie, il riferimento è tutto al femminile, perché oggi si celebra la giornata internazionale della violenza contro le donne, istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Perché proprio oggi? Questa data fu scelta per ricordare il barbaro assassinio delle sorelle Mirabal, ritenute esempio di donne rivoluzionarie per l’impegno con cui tentarono di contrastare il regime dittatoriale di Trujillo. Il 25 novembre 1960, mentre le donne si recavano a far visita ai loro mariti in prigione per motivi politici, furono bloccate per strada da alcuni agenti del Servizio di informazione militare. Trascinate in una piantagione di canna da zucchero, furono stuprate, torturate, massacrate a colpi di bastone e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio a bordo della loro auto, per simulare un incidente.
Purtroppo questo è un fenomeno che si manifesta in vari modi, dalle violenze domestiche ai matrimoni forzati, dalle molestie sessuali alla prostituzione, fino alle mutilazioni genitali.
In Italia nel 2007 ci fu la prima manifestazione che aveva ad oggetto questo argomento, e riscosse una grande attenzione mediatica: 100.000 donne manifestarono a Roma “Contro la violenza sulle donne”.
Nel 2018 si contano 142 vittime di femminicidio, un numero in crescita rispetto all’anno precedente e sono 94 quelle registrate nei primi dieci mesi del 2019. Ancora: poco meno di 7 milioni di donne hanno subìto violenza fisica o sessuale nel corso della vita e per quasi 3 milioni l’abuso è stato perpetrato dal partner o dall’ex. Quindi un marito, un compagno, capace di trasformare il posto in cui maggiormente ci si dovrebbe sentire al sicuro in una prigione, in un incubo e, a volte, addirittura in una tomba. Spesso ci sono segnali che per paura o mancanza di coraggio, vengono sminuiti e ignorati. Ma ci sono anche casi in cui la violenza si manifesta improvvisamente e inaspettatamente.
Secondo una ricerca dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, circa una ragazza su dieci è stata aggredita verbalmente dal proprio fidanzato: nella metà dei casi l’episodio è avvenuto in pubblico e per futili motivi; una su venti è stata addirittura picchiata. Una ragazza su cinque ha subìto scenate di gelosia per il suo abbigliamento o per essere stata troppo espansiva con altre persone. Infine, il 17% dei ragazzi, si sente autorizzato a controllare frequentemente lo smartphone della fidanzata, per verificare messaggi e chiamate. In 3 casi su 4, la ragazza decide di perdonare l’accaduto.
Ma allora, come osteggiare questo fenomeno drammatico? Secondo la responsabile nazionale del Coordinamento Donne Acli, Agnese Ranghelli, “La violenza in genere ha solide basi culturali. È universalmente riconosciuto che la violenza di genere fonda le sue radici nei comportamenti socio-culturali. Per questo bisogna rafforzare ed intervenire a livello preventivo sugli aspetti culturali ed educativi per impedire che si riproducano stereotipi di genere”.
Quindi, siamo tutti chiamati a non abbassare la guardia: facciamo caso a un’amica, una collega, una parente, una conoscente. Prestiamo attenzione ad eventuali cambi di atteggiamento, a strani segni sul corpo, a lacrime silenziose e apparentemente ingiustificate. Il menefreghismo e l’omertà sono complici silenti di tutti i tipi di violenze.
Insegniamo ai nostri figli che i rapporti possono esaurirsi, che l’amore non è né possesso né pretesa, che fondamentalmente nasciamo tutti liberi, anche e soprattutto di decidere con chi condividere pezzi della nostra esistenza. Educhiamo le nostre figlie a non farsi predominare, ad esigere rispetto in qualsiasi ambito,a non accettare e a non tollerare tutto ciò che cozza con la propria libertà.
L’amore non è costrizione, non è controllo, non è sudditanza, non è subire.
Concludo con una meravigliosa poesia di Alda Merini

Sei bella.
E non per quel filo di trucco.
Sei bella per quanta vita ti è passata addosso,
per i sogni che hai dentro
e che non conosco.
Bella per tutte le volte che toccava a te,
ma avanti il prossimo.
Per le parole spese invano
e per quelle cercate lontano.
Per ogni lacrima scesa
e per quelle nascoste di notte
al chiaro di luna complice.
Per il sorriso che provi,
le attenzioni che non trovi,
per le emozioni che senti
e la speranza che inventi.
Sei bella semplicemente,
come un fiore raccolto in fretta,
come un dono inaspettato,
come uno sguardo rubato
o un abbraccio sentito.
Sei bella
e non importa che il mondo sappia,
sei bella davvero,
ma solo per chi ti sa guardare.

Fabiana Manna

Pubblicato da Fabiana Manna

Salve! Sono Fabiana Manna e adoro i libri, l’arte, la musica e i viaggi. Amo la lettura in ogni sua forma, anche se prediligo i thriller, i gialli e i romanzi a sfondo psicologico. Sono assolutamente entusiasta dell’idea della condivisione delle emozioni, delle impressioni e delle percezioni che scaturiscono dalla lettura e dalla cultura. Spero di essere una buona compagna di viaggio!

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