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“Chi ha ucciso Euridice?” , di Vincenzo Tagliaferri

“Chi ha ucciso Euridice?”

Vincenzo Tagliaferri
Una delle storie d’amore più struggenti di sempre raccontata in rima. Orfeo, il mitico cantore che incantava qualsiasi cosa o creatura con la potenza della sua musica, sfiderà con essa il regno dei morti “infettandolo di vita”. Tutto ciò per riportare alla luce la sua amata Euridice, morta per il morso di un serpente. Un viaggio dunque nell’ignoto che sfocerà nelle proprie emozioni e nelle proprie paure. Non si sarebbe dovuto voltare durante la risalita alla vita, non avrebbe dovuto guardare Euridice in volto se non dopo esser giunti in superficie; almeno questi erano i patti con Ade, il signore delle tenebre… Ma poi cosa accadde? Perché ti voltasti, oh prode Orfeo? Perché “gettasti nel passato il tuo amor”?

Introduzione

“L’eccesso di dolore per la morte è follia; perché è una ferita ai viventi, e i morti non la conoscono.” (Senofane)

Recensione

Il mito  di Orfeo ed Euridice è una tra le leggende più note della mitologia greca e racconta la loro struggente storia d’amore e di morte. Virgilio la inserisce nel quarto libro delle sue  “Georgiche”, ma la troviamo anche nelle “Metamorfosi” di Ovidio.  Orfeo, figlio di Apollo e di Clio era appassionato di canto e di poesia; la sua voce riusciva ad ammaliare e addolcire anche gli animi più crudeli e commuoverli al punto tale da farli piangere.  Il canto di Orfeo, si dice, riuscì a stregare addirittura le sirene, annientando la loro pericolosa melodia durante il viaggio compiuto, in compagnia di Giasone, verso il Mar Nero alla Conquista del Vello d’Oro. Orfeo lo si ricorda in maniera particolare per la sua catabasi, e successiva anabasi, da persona vivente nel regno di Ade, per riprendersi Euridice morta a causa del morso di un serpente mentre tentava la fuga per sottrarsi alle avances di Aristeo. L’amore di Orfeo per la sua ninfa era talmente forte da spingerlo ad affrontare  l’impossibile, riuscendo nell’ardua impresa di vincere le resistenze dei custodi del regno del morti: il traghettatore Caronte, Cerbero il mostruoso cane a tre teste, il traditore Issione, Tantalo e Sisifo, puniti entrambi da Zeus; il primo a essere tormentato dalla fame e dalla sete e il secondo condannato a spingere verso la cima di un monte un enorme masso rotondo che, una volta giunto quasi alla sommità rotolava giù costringendolo a ricominciare daccapo. Orfeo pur di raggiungere il suo scopo e riportare in vita Euridice riuscì addirittura a strappare un patto ad Ade, Dio dei morti. La condizione era quella di non doversi mai voltare indietro per guardarla durante la risalita dal regno dei morti a quello dei vivi. Orfeo però non riuscì a resistere alla tentazione di voltarsi e, infrangendo il patto, la perse per sempre. Questo il linea di massima il mito di Orfeo ed Euridice sul quale torneremo in separata sede, in maniera approfondita con un articolo appositamente dedicato.
La leggenda mitologica di Orfeo ed Euridice, fornisce il là a Vincenzo Tagliaferri per il suo “Chi ha ucciso Euridice”. L’autore rivisita appunto  il mito, scrivendo in XIII Canti, un poema in versi e rima. Ma, pur trattandosi di un poema in rima non vi è sentore di scrittura talmente aulica da essere destinato a un pubblico di nicchia, tutt’altro. Troviamo una sapiente miscellanea di campi letterari: la rima che accosta l’opera alla poesia più che alla prosa, il mito e la leggenda, la musica e l’arte grazie all’arricchimento delle splendide tavole illustrate, dal notevole impatto emotivo, del fumettista Luciano Gaudino, che integrano e completano una scrittura già di per sé fortemente evocativa.  Ricco di figure retoriche e riferimenti a personaggi mitologici e danteschi. La narrazione spazia tra un andirivieni di prima e terza persona. Il lettore è pervaso dalla necessità di leggere ad alta voce, creando una sensazione di musicalità che lo accompagna dal primo all’ultimo verso cosa che lo rende, a mio avviso, un ottimo testo da inserire nel percorso didattico di studenti non solo delle scuole medie ma anche dei bienni delle scuole secondarie.  Ciò che rende particolarmente speciale e interessante quest’opera, non è tanto il contenuto, trattandosi appunto della rielaborazione di un mito che si perde nella notte dei tempi, ma la capacità dell’autore di adattarlo a una forma innovativa, pur se apparentemente dallo stile elevato,rendendolo fruibile sotto le spoglie di una modernità quasi spiazzante, scegliendo e dosando con grande maestria il corretto accostamento di vocaboli ricercati a parole comuni.

Conclusioni

Un plauso all’autore che ha saputo creare uno stile innovativo e accattivante per accostare i lettori a un genere letterario non sempre apprezzato se non addirittura considerato, a volte, qualcosa da relegare esclusivamente a una platea estremamente ridotta.  Sicuramente consigliata a tutti la lettura di questo piccolo poema epico che si presterebbe anche, a mio avviso, a una splendida e coinvolgente trasposizione teatrale.

Teresa Anania

Voto

4/5

Citazioni

Ci vuole dunque coraggio per amare davvero, ci vuole coraggio per non morire,e Orfeo questo lo sapeva, è vero,e non avrebbe mai vissuto senza ardire… Ma in questa storia, signori cari,vedremo cosa significa amare,dove la vita e la morte si possono anche incontrare.

Perché l’amore va gustato piano in ogni suo tenero e ardente istante, perché è questo che alimenta l’animo umano, scintilla divina nella titanica cenere fumante.

Recensione di Teresa Anania

Teresa Anania

Pubblicato da Teresa Anania

Eccomi..... Sono Teresa Anania, e ho una passione sfrenata per i libri. Un amore iniziato ad otto anni e cresciuto nel tempo. Amo scrivere e riversare, nero su bianco, emozioni, sentimenti e pensieri concreti e astratti. La musica è la colonna sonora della mia vita. Ogni libro lascia traccia dentro di noi e con le recensioni, oltre a fornire informazioni "tecniche", si tenta di proiettare su chi le leggerà, le sensazioni e le emozioni suscitate. Beh..... ci provo! Spero di riuscire a farvi innamorare non solo dei libri ma della cultura in senso lato.

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