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Buon Yule!

Buon Yule!

Buon Yule a Tutti!

Sin dalla notte dei tempi, ad ogni Dicembre, ma già da Novembre, quasi tutte le famiglie del pianeta, e non solo per un fatto di religione, iniziano a prepararsi al Natale. Ogni paese ha i suoi usi e costumi ma, in linea di massima, dal panettone agli struffoli, dal cappone al capitone, dall’albero al presepe, ci sono delle usanze che accomunano tutto il mondo, esistono simboli che sono nati con il Natale e con esso moriranno perché, prima della nascita di Gesù e dell’invenzione del Natale, circa duemila anni fa, non esistevano affatto, giusto? No. Per niente. Dovete sapere che, secoli prima della venuta di Cristo, i popoli già si riunivano e celebravano varie feste, la più famosa era di certo quella celtica che coincideva con il Solstizio d’Inverno, Yule. Yule era uno degli otto sabbat, ovvero una delle otto festività sacre della ruota e cadeva precisamente il 21 dicembre. Cosa celebravano i nostri avi? Di Yule in realtà non si sa molto ma, cercando e ricercando per voi (e anche per me) ho scoperto che … secondo le popolazioni antiche nel giorno di Yule moriva il vecchio Re Agrifoglio, simbolo della stagione fredda e umida, sconfitto e sostituito dal Re Quercia, figura dinamica, simbolo del sole e dell’estate. Ma come, direte voi, nel cuore dell’Inverno si festeggiava il dio dell’estate? Ebbene si, i celti avevano capito già un paio di cosette astronomiche che a noi, figli del piumino e dei riscaldamenti a palla fino a marzo, continuano a sfuggire. L’inverno non iniziava il 21 dicembre, come sosteniamo oggi ma, in un certo senso finiva. L’inverno iniziava con Lughnasadh, il primo agosto (questa storia è complessa quasi come vostra nonna quando vi dice che, per sopportare meglio il caldo, dovreste indossare la maglia della salute a luglio… nessuno lo fa ma tutti sanno che è vero), vi sembra assurdo? Non lo è. Il 21 dicembre è la notte più lunga dell’anno e quindi, soprattutto nei Paesi del Nord, è anche il giorno più freddo dell’anno ma, dal solstizio in poi, la notte inizierà a durare sempre meno, prima solo di qualche minuto e poi, man mano, di diverse ore, fino ad arrivare alla primavera. Ecco perché nel giorno di Yule si festeggiava la venuta al mondo del dio Sole bambino che, dopo la lunga notte, un passo alla volta, avrebbe ripreso in mano le redini del mondo scacciando l’oscurità. Vi trovate adesso con i conti? Scommetto di si. Nascita del dio Sole bambino, nascita di Gesù bambino… scommetto che iniziate a notare anche le prime similitudini e non finisce qui. I celti usavano mangiare carne di maiale in questa data e, nei paesi del nord Europa piatti a base di suino sono alla base del menù natalizio. Addobbavano la casa con vischio, simbolo del “figlio della luce”, portatore di fortuna e prosperità, tant’è che veniva raccolto dai druidi durante la prima settimana di dicembre, più o meno in concomitanza della nostra Immacolata, data legata all’addobbo dell’albero. E a proposito di albero! Essi portavano in casa un sempreverde, solitamente un abete, lo addobbavano con cibo e campanelle per offrire ristoro agli spiriti fatati che vivevano fra i rami, in cima vi ponevano un stella a cinque punte, simbolo dei cinque elementi naturali. I colori sacri? Il rosso e il verde! Di solito ci si scambiava anche dei doni, i bambini ad esempio giravano di casa in casa portando mele e arance profumate con chiodi di garofano, simboli, appunto, del sole nascente. Durante la lunga notte si accendeva un grosso ceppo che, successivamente, veniva conservato per tutto l’anno perché portava fortuna. Simbolo per antonomasia poi, dopo l’albero, era la ghirlanda di vischio e rami d’abete, essa rappresentava la ruota dell’anno, il cerchio senza fine e, per buon auspicio, veniva posta dinanzi alle porte d’entrata. Yule era la festa delle luci e per questo motivo si accendevano in casa molte candele e lanterne, per invitare il sole a far presto ritorno. Altri simboli erano i cristalli di ghiaccio, le stelle e i cervi, che ci ricordano la lotta contro il freddo. All’epoca infatti non esistevano caldaie e tute in pile, il freddo era un vero nemico, non poche persone morivano a causa del gelo, di malattia o per mancanza di cibo, quindi propiziare il ritorno della bella stagione era davvero vitale, non come oggi che, invece, preghiamo il ritorno del freddo per poterci nascondere sotto i cappotti e dimenticarci della prova costume! C’era un’usanza molto bella, a quel tempo che, a mio avviso, aveva un che di romantico … durante la notte di Yule le donne attendevano al buio l’arrivo dei loro uomini, questi giungevano con una candela e, presa la loro dama, si riunivano tutti intorno ad un grande falò per festeggiare insieme.
Lo so, lo so cosa vi starete dicendo adesso … la mia vita è una menzogna, peggio di quando ho scoperto che era “un, due, tre stai là”, nemmeno “le civette sul comò che facevano terrore alla figlia del dottore” mi hanno destabilizzato tanto … e allora il bambinello nel presepe… stop! Ho una grande notizia! Il presepe è tutto interamente, 100%, non solo cristiano ma italiano! Potete tirare un sospiro di sollievo,il primo fu quello di Greggio che… ma questa è un’altra storia! Per il resto, come mai, vi starete domandando (e volete saperlo da me, ovvio) il Natale ha scopiazzato pari pari Yule? I libri di storia lo riportano spiegato in maniera molto dettagliata e con un linguaggio professionale ma… secondo me andò così. I primi cristiani arrivarono in queste terre barbare, dove faceva un freddo cane e nessuno capiva quello che dicevano. Volevano evangelizzare quei “poveri pagani” ma si resero presto conto che i “poveri pagani” non se la passavano tanto male, avevano belle feste, mangiavano e bevevano, si divertivano e avevano un calendario fitto così di eventi, al contrario di loro che, siccome si trattava di una religione nuova come l’ultimo Iphone sul mercato, non si erano ancora organizzati con party a tema e celebrazioni varie. Ora, convincere i celti ad abbandonare tutto quel ben di dio per convertirsi ad una religione di cui non sapevano nulla e che gli avrebbe portato via tutti i capisaldi della loro cultura beh… non era proprio una mossa vincente allora che fare? Arrendersi! Giammai! Decisero di adottare le feste pagane, cambiargli giusto il nome, dargli una radice cristiana e ta-dan: stoffa vecchia, vestito nuovo! Facile vero?

Ora non è che mi andate a disfare l’albero o ad appiccare fuoco alla ghirlanda, eh! Ricordate che l’importante non è da dove venga una tradizione, l’importante è il significato che si cela per voi, dietro quella tradizione ma, ancor più importante è lo spirito, che sia del Natale o di Yule, che illumina il vostro animo durante questi giorni magici perché, che vogliate chiamarlo Yule, Natale, festa d’inverno o solstizio … c’è decisamente qualcosa di magico nell’ultimo mese dell’anno, e c’è sempre stato, ecco perché l’umanità ha sempre cercato un pretesto per riunirsi e festeggiare. Del resto, sin dalla notte dei tempi, questo era il periodo migliore per lasciar andare le nostre paure, abbandonare i dubbi e le idee logore, insomma lasciare il vecchio per prepararsi ad accogliere i semi del cambiamento … i celti lo facevano accendendo dei fuochi,i napoletani gettando giù dal balcone oggetti vecchi e inutili, voi?
Cheers dalla vostra Raffaella Iannece Bonora.

Pubblicato da Raffaella Iannece Bonora

Raffaella Iannece Bonora, autrice del libro "La Tavola degli Otto", si occupa, come freelance, di arte, musica, spettacolo, cinema, teatro, moda, letteratura ed eventi culturali. Gusti personali? Non è facile.dover scegliere un solo romanzo o una sola pellicola ma ci provo...Libro preferito? "Il Grande Gatsby"! Film? "La leggenda del pianista sull'oceano". Musica? Bruce Springsteen! Teatro? Shakespeare, sempre e comunque ❤ Su instagram mi trovate come arte_alla_spina e raffaella_iannecebonora_author

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