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25 APRILE : La Resistenza taciuta e sminuita delle donne partigiane.

Come è noto, col nome di Resistenza o Resistenza Partigiana, è indicato l’insieme dei movimenti politici e militari, che si opposero al Nazifascismo in Italia, per la liberazione dall’invasore straniero.  Il ruolo delle donne durante la Resistenza non trova molto spazio nei libri di storia, è poco studiato e forse anche poco conosciuto. Eppure ebbero un ruolo importante e decisivo.  Oltre al carico familiare imponente che le vide doversi sostituire alla classica funzione maschile di badare al sostentamento della famiglia, scelsero,in molte, anche  di combattere arrivando a ribaltare i ruoli ben definiti tra uomo e donna.  Ruoli ancestrali, ma attuali e logici in un  periodo in cui la donna, moglie e mamma, deve occuparsi del benessere familiare mentre l’uomo è colui che lavorando contribuisce al mantenimento della moglie, che pertanto dipende in tutto e per tutto dal marito, e dei figli.  La partecipazione attiva delle donne in un’epoca storica come la resistenza è appena citata sui libri, quando in realtà ne furono il cuore pulsante in una maniera del tutto naturale. Forse spinte da quell’innato istinto materno, raccoglievano e trasportavano viveri e indumenti,munizioni, armi, esplosivi, medicinali; preparavano rifugi e documenti falsi per i partigiani.Prestarono assistenza negli ospedali, ma si occuparono altresì di propagandare il pensiero anti nazi-fascismo attraverso volantinaggio e manifesti. La loro operosità sconfinava anche negli ambienti politici, fino al punto che le donne appartenenti a ogni ceto sociale, tanto nelle città quanto nelle campagne, si fecero promotrici di corsi di specializzazione in assistenza sanitaria oltre che per le tecniche di stampa dei giornali e delle pagine di informazione del Comitato di Liberazione Nazionale.  Pur agendo nell’ombra e nell’anonimato, le donne entrarono di diritto nella storia taciuta della seconda guerra mondiale, divenendo il punto di forza non solo in ambito familiare ma nella società civile.  Va sottolineato che le donne, che furono parte attiva nella lotta al fascismo, erano tutte normalissime, accomunate dal desiderio di conquistare la propria appartenenza alla cittadinanza politica e, consapevoli del proprio valore e delle proprie capacità, reclamavano a gran voce la parità di diritti tra uomini e donne.  Alla lotta per liberarsi dal dominio tedesco, si affiancava la battaglia per l’emancipazione femminile e per il riconoscimento alla donna di un suo posto nel mondo non solo privato familiare,  ma un ruolo attivo pubblico e politico, dopo secoli di assoggettamento e subordinazione all’interno di una società prevalentemente maschilista. Da questo punto di vista  la Resistenza fu una tappa importante per il percorso di emancipazione femminile che portò alla conquista del diritto di voto il 1 febbraio del 1945.  Donne che furono in grado di gestire contemporaneamente il loro ruolo familiare e la loro vita personale senza separarla dall’impegno pubblico e politico. In tutto ciò, la capacità primordiale e insita nella donna di amare e soffrire in silenzio, unito allo spirito combattivo, al senso di giustizia e alla facoltà di sapersi risollevare sempre, l’abilità di mediare nella comunicazione trovando l’equilibrio perfetto tra ragione, istinto e sentimenti, rimanendo, seppur registe e protagoniste principali, sempre un passo indietro ai loro uomini, divenendo la loro ombra  ma subendo arresti, violenze e soprusi, combatterono in prima linea restando nell’oblio a guerra finita. Naturalmente, non tutte le donne ebbero la capacità o la possibilità di sapersi imporre e manifestare rivendicando la propria funzione di essere umano al pari dell’uomo. Fu molto più semplice per quante lavoravano nelle fabbriche, viste le assemblee sindacali e le manifestazioni antifasciste cui erano già abituate, e non va dimenticato che schierarsi contro il fascismo significava assumere una posizione ben precisa tanto politicamente quanto socialmente.  Oltre alle difficoltà oggettive vi erano oltremodo quelle tradizionali che le vedevano additate come “diverse” dai canoni classici e moralisti  imposti da una società bigotta, culturalmente arretrata e maschio-centrica, e pertanto costrette a fare i conti con la solitudine e l’isolamento spesso anche familiare tanto da essere costrette a recidere ogni tipo di legame. Bisognava avere grande consapevolezza, conoscenza, convinzione, sicurezza e fede nel proprio ideale e accettare quel cammino dettato da una straordinaria forza interiore che le contraddistingueva dalle donne considerate “normali”, pur di raggiungere un obiettivo ben preciso.  In linea di massima molte di loro rifiutarono di imbracciare le armi, viste come simbolo di potere, prepotenza e dominio prettamente maschile, prediligendo la comunicazione;  ruolo predominante fu, infatti, quello delle Staffette ovvero coloro che facevano da tramite per far arrivare le comunicazioni e non solo da una parte all’altra del fronte.

L’ingresso ufficiale delle donne come parte dinamica del movimento, risale a un fatto accaduto a Parma il 16 ottobre del 1941, quando a seguito della diminuzione della razione giornaliera di pane, assaltarono un furgone della Barilla che trasportava appunto un carico di pane. Da qui iniziarono le varie manifestazione e proteste in varie zone della città; molte donne vennero arrestate ma da quel momento noto come lo sciopero del pane entrarono attivamente tra le fila della Resistenza Partigiana.

Nonostante il ruolo fondamentale delle donne che sfociò in una vera e propria rivoluzione sociale vedendosi riconosciuti finalmente i diritti civili, pur con i soprusi e le violenze subite ogni qual volta venivano catturate, dopo la Liberazione si tentò ugualmente di limitare le loro azioni e il loro pensiero, relegandole al ruolo ancestrale di proprietà dell’uomo ed etichettandole per le loro gesta come donne di facili costumi, traditrici del ruolo domestico e non essendo più docili e remissive andavano punite. 

Furono oltre 35.000 le donne che contribuirono in prima persona  alla Resistenza Italiana ma il loro apporto non venne mai adeguatamente riconosciuto ma taciuto e sminuito,  rimanendo confinato a un ruolo secondario subordinato all’uomo, cui vennero attribuiti tutti i meriti di una Liberazione prettamente al maschile.

Teresa Anania

Teresa Anania

Pubblicato da Teresa Anania

Eccomi..... Sono Teresa Anania, e ho una passione sfrenata per i libri. Un amore iniziato ad otto anni e cresciuto nel tempo. Amo scrivere e riversare, nero su bianco, emozioni, sentimenti e pensieri concreti e astratti. La musica è la colonna sonora della mia vita. Ogni libro lascia traccia dentro di noi e con le recensioni, oltre a fornire informazioni "tecniche", si tenta di proiettare su chi le leggerà, le sensazioni e le emozioni suscitate. Beh..... ci provo! Spero di riuscire a farvi innamorare non solo dei libri ma della cultura in senso lato.

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